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‘Sacrifica la propria vita per assistere malati in isolamento’. Una storia del passato nello scritto di Giuseppe Mammarella.

by La Redazione
11 Febbraio 2021
Tempo di lettura:5 mins read
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LARINO. Riceviamo e pubblichiamo con piacere, il nuovo intervento del responsabile dell’Archivio Storico diocesano e biblioteca Giuseppe Mammarella che oggi riporta al presente la storia di un giovanissimo sacerdote larinese deceduto nel 1943 in un campo di prigionia inglese in India.

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“Qualche tempo fa mi è capitato casualmente tra le mani, nell’Archivio Storico Diocesano a Larino dove trascorro buona parte delle mie giornate, un fascicoletto contenente pochi documenti legati ad un giovanissimo sacerdote, Antonio Cerio, deceduto nel 1943 in un campo di prigionia inglese in India. 

In quel preciso istante ho avvertito la necessità di approfondire le ricerche che mi avrebbero permesso di porre in risalto perlomeno le fasi essenziali della sua breve vita terrena. Quelle poche “carte”, però, non mi consentivano di stendere un suo, sia pur breve, profilo biografico. Per soddisfare l’ardente desiderio, che mi appariva come un vero e proprio dovere, ho cercato altrove (Ordinariato Militare per l’Italia, Pontificio Seminario Interregionale di Bologna e Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica).     

Di lui, da tempo, mi erano noti solo i dati contenuti nell’iscrizione incisa sulla lastra marmorea posizionata a copertura della cavità che, dal 1951, custodisce i suoi resti mortali. La sepoltura in questione è posta all’interno della chiesa di San Primiano, oggi chiusa dal cimitero omonimo, su cui, a partire dall’età adolescenziale, si soffermava anche il mio sguardo, però in forma superficiale.

Antonio Cerio vide la luce a Larino, a mezzo di Pasquale ed Angela De Notariis, il 5 ottobre del 1909; aveva un fratello, Giuseppe, nato quattro anni prima. Il padre, per migliorare le condizioni di vita della sua famiglia indigente, emigrò in America nel 1914. 

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Secondo un’attendile testimonianza orale, qualche anno dopo il primo conflitto mondiale, il piccolo Antonio fu notato, più volte, intendo a leggere un testo sacro dal compianto Vescovo di Larino mons. Lippolis e ripetutamente invitato, da quest’ultimo, ad accedere in Seminario.

Con ogni probabilità, Antonio aveva già da tempo terminato il corso delle elementari quando, nell’ottobre del 1924, entrò nel glorioso Istituto larinese dove, sempre con una votazione davvero eccellente, raggiunse il V ginnasio. Il giudizio emesso al termine del primo anno a Larino è il seguente: “…diligentissimo, lavora molto serbando ottima condotta per pietà e disciplina”; quello dell’ultimo è sostanzialmente identico: “…continua ad essere studioso e pio”.

Mentre svolgeva il primo anno (1929-1930) del corso filosofico presso il Pontificio Seminario Regionale di Chieti, fu chiamato, il 3 maggio 1930, a svolgere il servizio militare, che concluse il 3 settembre dell’anno seguente (1931), presso la “Compagnia di Sanità” in Bologna. La nota, a firma del Vicario Generale dell’Ordinariato Militare per l’Italia, inviata alla Curia vescovile di Larino il 5 gennaio 1932 è del seguente tenore: “…il Chierico Antonio Cerio […] ha tenuto durante il suo servizio militare […] ottima condotta morale e religiosa […]. Ogni mattina assisteva alla S. Messa nella Cappella del nostro Ospedale militare e spesso si prestava per le varie funzioni serali. Con lodevole pietà e zelo impartiva l’insegnamento del catechismo ai militari bisognosi d’istruzione. Era stimato ed amato dai Superiori Militari che si sono serviti di lui negli uffici più delicati e difficili. Anche i compagni di arme lo hanno circondato di molta stima. Per un breve periodo fu anche Segretario del Convegno Cattolico Militare -Guido Negri- dimostrando attitudine e zelo per l’azione fra i giovani Cattolici e per le opere assistenziali spirituali del […] ministero sacerdotale. Per una concessione speciale del suo Colonnello medico, potè frequentare le Scuole del Pontificio Seminario Regionale nel II° anno di Liceo e potè sostenere, con ottimo esito, le prove degli esami finali di tutte le materie di insegnamento. Per amore allo studio e per molta pietà dimostrata in questo periodo di tempo sono persuaso che egli potrà riuscire un ottimo Sacerdote”.

Come si rileva dal giudizio altamente positivo appena citato, il suo Colonnello medico Giuseppe de Stephanis gli consentì di svolgere regolarmente il secondo anno di Liceo presso il Pontificio Seminario Interdiocesano “Benedetto XV” di Bologna. Grazie al notevole interesse mostrato ogni anno dal Rettore mons. Gustavo Serracchioli, riuscì ad ottenere l’autorizzazione della “Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi” (oggi per “l’Educazione cattolica”) e del Vescovo diocesano mons. Bernacchia, per completare a Bologna il corso filosofico e compiere i primi tre anni di quello teologico durante i quali ricevette, nella stessa città, la prima Tonsura (31 marzo 1933) e gli Ordini minori dell’Ostiariato e Lettorato (3 aprile 1934), dell’Esorcistato ed Accolitato (26 maggio 1934) e del Suddiaconato (6 aprile 1935).

Tra i tanti attestati di profonda stima che emergono dal nutrito epistolario da me consultato, ho scelto quello contenuto in una nota, datata 5 agosto 1932, trasmessa da mons. Serracchioli al Cardinale Prefetto della Congregazione dei Seminari. In essa il Rettore del Pontificio Istituto bolognese, a tal proposito così si esprime: “E’ veramente un bravo e buon giovane, pio, studiosissimo, docile e umile. […] in breve tempo si affiatò coi compagni, dai quali è amato e apprezzato e sui quali influì con la concordia e col buon esempio. […]il Cerio, come è desiderio del suo Vescovo, potrebbe addottorarsi, poiché ha mostrato, […] di essere fornito di ingegno avendo ottenuto il 1° Premio nell’esame de ‘Universa Philosophia’ […]”.

Non gli fu consentito di ricevere a Bologna anche gli Ordini sacri maggiori. Mons. Bernacchia, infatti, nonostante le insistenze dei suoi superiori bolognesi, nell’estate del 1935 lo richiamò in diocesi e gli impartì il Diaconato (21 luglio 1935) ed il Presbiterato (10 agosto 1935).

Le sue particolari doti intellettive gli spalancarono anche le porte della nota Pontificia Facoltà Teologica di Posillipo (Napoli) dove, fino agli albori del 1937, proseguì gli studi che, forse, non riuscì a completare perché, il 18 gennaio di quell’anno, fu “costretto” ad imbarcarsi, dalla stessa Napoli, sul piroscafo “C. Colombo”, con destinazione Assab in Eritrea. Un mese prima fu assunto, col grado di Tenente, come Cappellano militare ed assegnato al “Centro di Mobilitazione dell’Ospedale Militare” della città partenopea. Il 28 gennaio 1937 giunse ad Assab dove, con l’incarico di “Assistente Spirituale” (e non solo) operò in alcuni ospedali da campo e nel Presidio militare.

Il 9 settembre 1939, fu assegnato all’Ospedale Militare Territoriale di Asmara, territorio questo che l’11 giugno 1940 venne dichiarato in “stato di guerra”. La madre, preoccupatissima, con una missiva di qualche giorno dopo, gli chiese notizie riguardanti le incursioni fatte su Asmara da “aeroplani nemici”. Appena ricevette la nota le rispose immediatamente esprimendosi con questi termini: “…la nostra difesa antiaerea è entrata in azione e ha messo in fuga gli aeroplani ‘nemici’ […]. Perciò carissima madre, ti prego di avere grande fede in Dio e nella Provvidenza […]. Tu preghi il Sacramento e devi continuare a pregarlo non solo per me […].

Il primo aprile 1941 fu fatto prigioniero dagli inglesi ad Asmara e destinato, l’11 dicembre dello stesso anno, a Bombay in India. Qualche tempo dopo fu trasferito nel campo dei prigionieri di guerra n. 12 di Bairagarh (Bhopal) dove, prestando assidua assistenza agli ammalati del “Reparto Isolamento” di quell’Ospedale, contrasse il “tifo peritoneale” e rese l’anima a Dio il 12 settembre 1943. Trovò sepoltura nel cimitero dei prigionieri ivi costituito.

Il suo nome risulta inserito in un non meglio specificato “Albo d’Oro”. Questa interessante annotazione figura in calce al “Foglio personale” del Ten. Cappellano Antonio Cerio redatto dall’Ordinariato Militare per l’Italia.

Nel mese di giugno del 1951, fu disposta l’esumazione ed il conseguente imbarco del feretro che giunse a Larino qualche mese dopo. I suoi resti mortali, come già accennato, sono custoditi nella settecentesca chiesa di San Primiano, sorta sui resti del famoso monastero benedettino dedicato al primo dei tre Martiri Larinesi, Compatroni della città e della diocesi. 

                                                  Giuseppe Mammarella  

Tag: culturadiocesi termoli larinogiuseppe mammarella

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