di Pasquale Licursi
SANTA CROCE DI MAGLIANO. A otto anni si innamora della chitarra. A soli otto anni e grazie alla scuola comunale di musica di Santa Croce di Magliano. E non la lascia più. Inizia col classico, poi altri generi e con altri ragazzi. Giovanissimo inizia le esperienze di formazione. Poi l’accademia a Campobasso e poi la band vera. A 18 anni sceglie Milano. Collabora con un’artista emergente Eva e vince un contest su Siamounmagazine e scrive brani. Ora segue un progetto di Eva e suona il basso col gruppo Ceneri a Milano.
Lui è Giuseppe Lamanna ed è di Santa Croce di Magliano. Ha preso il suo sogno con un Frecciarossa per Milano e da quel treno non è più sceso. Non ancora almeno. Vive a Milano e non dubita mai, la sua scelta è definitiva. La Musica (in maiuscolo). Dietro ad un sogno ci sono nuvole scure, sacrifici e genitori felici che hanno lo stesso sogno o perlomeno che da giovani, forse, avevano altri sogni ma mai realizzati. I figli sono sogni da realizzare lasciati a metà e per strada. Mai realizzati e per tanti motivi.
E la vita è la somma dei sacrifici per realizzare sogni. Ma non sogni tuoi, ma dei figli che poi è la stessa cosa. Nelle mie corsette pomeridiane mi piace scendere nel paese basso, il paese vero, quello con quartieri in salita, marciapiedi distrutti, alberelli agli ingressi delle case e vicino a una fontana, la fontana vecchia. E sopra la fontana vecchia un piccolo parco giochi dove giocano bambini a torso nudo e con caprette nane che corrono con carretti. Bambini pieni di salute e felici. E rallento. Vado più piano. E li guardo. E mi scappa un sorriso leggero. Li guardo e li vedo nelle loro case all’ombra, coi genitori che fanno conti, controllano bollette e si guardano come a dirsi che la vita va così e poi ci sono i figli. Magari si diplomano, diventano ragionieri, geometri o impiegati. Qualcuno si laurea in lettere e diventa professore. Si sistemano, insomma.
Giuseppe Lamanna, invece, aveva un altro sogno e forse i genitori volevano per lui un diplomuccio così. Niente. Vado a Milano. La musica. Nei posti come il mio sognare è quasi un peccato e chi lo fa ha qualcosa che non va. I più si vantano di un figlio bidello, magari e sono felici. I più. Ma non per tutti è così. La storia è sempre la stessa. Se fai la cassiera qui è un lavoruccio, se la fai a Roma è altra cosa. Percezione. E treni persi. Non per Giuseppe che quel treno lo ha preso. Solo andata. E ripenso a quei bambini che corrono liberi sugli sterrati che portano alla campagna. Avranno sogni. E mi auguro per loro che quei sogni dureranno per tutta la vita, anche se mamma e papà li vogliono dietro a scrivanie ingiallate e brutte. Non vorrei che finissero dentro bar deserti a bere fernet caldi e parlare di pensioni lontane. Così vedo Giuseppe a Milano che vive dentro al suo sogno, un bellissimo sogno che spero per lui non finirà mai.


















