A cavallo verso San Giovanni Rotondo. Foto e interviste ai pellegrini durante la sosta a Santa Croce di Magliano
Di Regina Cosco
SANTA CROCE DI MAGLIANO-SAN GIOVANNI ROTONDO. Recarsi in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo significa, essenzialmente, calarsi nei luoghi sacri dove San Pio da Pietrelcina – al secolo, Francesco Forgione – ha vissuto, pregato e offerto la propria esistenza, diventando un faro di speranza per innumerevoli fedeli. Fra i luoghi frequentati in vita dal frate cappuccino vi è Sant’Elia a Pianisi, dove ha sede l’associazione de ‘I cavalieri dei sentieri antichi’, e dove ogni anno in chiusura del mese di agosto si parte alla volta di San Giovanni Rotondo. Un pellegrinaggio giunto alla sua ventisettesima edizione, con pellegrini a cavallo e a piedi, molisani e non solo, che in questo anno giubilare dedicato al tema della speranza si sono messi in cammino per raggiungere la tomba del Santo. Un momento prezioso per affidare le intenzioni di ciascuno alla sua intercessione, per trovare conforto e per rinvigorire la propria fede in un’atmosfera unica e con lo sfondo di un paesaggio naturalistico che – fra Molise e Puglia – sembra resistere allo scorrere del tempo.
Partiti da Sant’Elia a Pianisi subito dopo la benedizione impartita dal parroco del posto, i fedeli in questo primo giorno di pellegrinaggio si sono fermati per l’abituale sosta con pranzo a Santa Croce di Magliano. Al loro arrivo presso il belvedere ‘Pietro Mastrangelo’, Regina Cosco gli ha raggiunti e ha intervistato alcuni di loro per la nostra redazione: Michela Falcone, fra i membri dello staff organizzante l’evento, e il pellegrino a cavallo Nicola Giana – proveniente da Sondrio – il quale prende parte al pellegrinaggio montando a cavallo per il secondo anno consecutivo.
Michela, si rinnova il pellegrinaggio a cavallo de ‘I cavalieri dei sentieri antichi’, siamo al ventisettesimo anno…
Si, questo è il ventisettesimo anno verso San Giovanni Rotondo. C’era, ovviamente, chi in passato organizzava il pellegrinaggio prima di noi. Ad oggi, siamo noi ad aver preso ‘le redini in mano’, nel vero senso della parola. Sono quasi dieci anni che l’associazione de ‘I cavalieri dei sentieri antichi’ provvede all’organizzazione e alla promozione del pellegrinaggio.
L’ associazione de ‘I cavalieri dei sentieri antichi’ nasce, quindi, principalmente con lo scopo di organizzare questo pellegrinaggio mossi dalla devozione a San Pio da Pietrelcina…
Si, l’associazione è nata proprio per fare proseguire il pellegrinaggio anche perché la preesistente associazione è andata sgretolandosi, abbiamo perso dei membri, e si è pensato di costituirne una nuova.
La famiglia Falcone è il cuore pulsante dell’associazione…
Si, ma fortunatamente abbiamo anche molti associati. Siamo un bel gruppo.
Com’è che vi siete organizzati per quest’anno. Quali tappe vi attendono?
Dalla serata di ieri, c’è stato il ritrovo a Sant’ Elia per i cavalieri che vengono da fuori. Stamattina si è tenuta la benedizione e siamo partiti, diretti per la prima tappa di Santa Croce dove durante la sosta si tiene il pranzo. Proseguiremo per arrivare in serata da Antonio Rosati, devoto santacrocese, presso la cui azienda pernotteremo in agro di Rotello. Di lì proseguiremo verso la Puglia, e il terzo giorno saremo a San Giovanni Rotondo. Quanto all’organizzazione pratica, la nostra è una vera e propria cucina da campo: portiamo di tutto con noi, dal pentolame ai congelatori. Cuciniamo per i pellegrini e durante le soste si mangia e ci si ristora tutti insieme.
Dell’intero percorso, vi è un momento che suscita particolari emozioni?
Ci sono delle tappe più stancanti di altre e, per questa ragione, particolarmente emozionanti. Penso al tratto percorso fin qui, vi è la salita denominata dalla tradizione dialettale locale ‘scorciacapre’: si tratta di una salita molto dura, lungo il tratturo fra Sant’ Elia a Pianisi e Bonefro. Chi la percorre durante il pellegrinaggio, lo fa con il cuore ricolmo di fede. Poi, ovviamente, quando si arriva sul Gargano intravedere il convento di San Giovanni Rotondo è l’emozione più grande.
Fra i pellegrini che aderiscono al pellegrinaggio de ‘I cavalieri dei sentieri antichi’, non solo devoti molisani. Anche Nicola Giana di Sondrio, palesa le sue emozioni alla nostra redazione.
È il primo anno che partecipa al pellegrinaggio verso San Giovanni Rotondo?
No, in realtà, questo è il secondo anno. Quest’ anno sono da solo, senza mia moglie. Ho voluto parteciparvi lo stesso, anche perché condivido quest’ esperienza con tutte queste persone.
Quali emozioni si avvertono con quest’esperienza?
Intanto, per me una nuova emozione è quella di aver cambiato cavallo: ho degli amici che mi prestano il cavallo, e il cavallo di quest’ anno non è quello che montavo lo scorso anno. Arrivo da Sondrio, prendo un cavallo e parto in pellegrinaggio con gli amici molisani. Ma, certamente, se non ci fosse stato il cavallo avrei fatto a piedi il pellegrinaggio, senza problemi. Mi piace il gruppo, la compagnia, le finalità del viaggio e, ovviamente, il paesaggio.
Un pellegrinaggio vissuto da devoto e con gli occhi di chi riscopre questo territorio che dal Molise si apre poi al Gargano…
Si. Io come professione faccio l’accompagnatore di media montagna. Per cui, generalmente, accompagno gruppi e sono sempre in giro per far conoscere il territorio e per vivere nuove emozioni, e chiaramente per trasferirle.
Mi piacerebbe, magari, nei prossimi anni coinvolgere anche altre persone in questo pellegrinaggio. In passato, nel 2022, sono sceso a cavallo da solo diretto a Bitonto. Per cui, se penso al percorso di questo pellegrinaggio de ‘I cavalieri dei sentieri antichi’ e al territorio attraversato fin qui e che attraverseremo nei giorni a seguire, conosco già i tratturi.
Così come è suggestivo attraversare il Gargano. L’ arrivo poi, con la benedizione sul sagrato della basilica a San Giovanni Rotondo è emozionante. Un pellegrinaggio che ciascuno vive come cammino interiore e con dei propri sentimenti.



















