LARINO-CHIETI. E’ un piacere per noi, che quella sera c’eravamo, riportare la notizia che oggi, pomeriggio, nel corso della visita ufficiale al comando legione carabinieri di Abruzzo e Molise, da parte del Generale di Corpo d’Armata Nicola Massimo Masciulli, il comandante della legione, il generale di brigata Gianluca Feroce ha consegnato, nella caserma ‘Pasquale Infelisi’ di Chieti, la medaglia d’argento al merito civile, all’amico Franco Tamburro, oggi maresciallo della Benemerita in congedo.

Un premio che giunge dopo ben 27 anni i fatti che l’hanno determinato. Ma che ancora una volta premia chi per alto senso del dovere e delle istituzioni per quasi 20 giorni rimase in coma per essere stato colpito in pieno petto da un proiettile esploso da un rapinatore. Per il lodevole comportamento tenuto da Vicebrigadiere quando era addetto al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Larino – si legge nel comunicato diffuso dall’Arma- compendiato nella seguente motivazione: “Con eccezionale senso di abnegazione, non esitava a porsi all’inseguimento dell’autore di una rapina commessa in danno di un esercizio commerciale, il quale, per guadagnarsi la fuga, esplodeva al suo indirizzo alcuni colpi di pistola, ferendolo gravemente al torace. Chiaro esempio di elette virtù civiche e alto senso del dovere. Larino (CB), 23 giugno 1998”.
Tra i nostri lettori, forse qualcuno compreso il sottoscritto, ricorderà cosa avvenne quella sera. Avevo poco di 23 anni, non ero ancora un giornalista ma ero uno studente universitario in giurisprudenza. Ero a casa quando la quotidianità della serata fu sconvolta dalle sirene e da colpi di pistola. Mi affrettai a scendere in strada (un comportamento che conservo anche ora ma allora ancora più ignaro dei possibili pericoli). In un batter di ciglia, lo spazio che separa casa mia da quello che era l’ospedale Vietri di via Marra, ed intorno vedo macchine dei carabinieri ed un’ambulanza con il motore ancora acceso, pronta a partire perché qualcosa di grave era successo. Qualcuno era stato colpito da un colpo di pistola e stava lottando tra la vita e la morte. Ricordo benissimo i volti, ricordo la disperazione su quello della compagna di Franco. E ricordo anche quando dalla lettiga del pronto soccorso, intubato e fasciato, il vice brigadiere Tamburro veniva posto sull’ambulanza e portato altrove perché a Larino, nonostante l’ottimo lavoro svolto dai medici del pronto soccorso, non c’era il reparto di rianimazione e Franco aveva bisogno di quel reparto: il colpo lo aveva colpito al torace, a pochi centimetri dal cuore.
Nel corso della notte poi i primi particolari cominciarono ad emergere. Durante il normale servizio di perlustrazione del territorio, quella sera il vice brigadiere Tamburro era a bordo dell’auto di servizio quando dalla centrale operativa, ricevette la notizia di una rapina perpetrata al Ristorante Forum che all’epoca dei fatti era ubicato nella centralissima via Giulio Cesare, a poche centinaia di metri dalla caserma di via De Rosa.
Giunto sul posto insieme al suo collega di pattuglia, Tamburro, raccolti i primi elementi e resosi conto che il soggetto autore della rapina, si era già allontanato, decise di compiere un giro per cercare di rintracciarlo grazie anche alla prima descrizione avuta dal proprietario del ristorante. Nel corso della serata, la pattuglia si imbatté in un soggetto appiedato che stava camminando nel centro storico. Notando qualcosa di sospetto i due militari si fermarono per identificarlo ma alla vista dei carabinieri il soggetto cercò di dileguarsi in una boscaglia del vallone della Terra. Tamburro decise di inseguirlo ma, nella circostanza inciampò su delle scalinate che erano scivolose, un ‘accidente’ che consentì al soggetto di acquisire un notevole vantaggio sul carabiniere che lo inseguiva. Il criminale riuscì, dunque, a nascondersi dietro un cespuglio mentre Tamburro continuava ad inseguirlo. L’uomo sentendosi braccato esplose un colpo all’indirizzo del carabiniere. Il proiettile attinse Tamburro al petto. Il resto poi è storia, Tamburro venne portato al Vietri e di qui nel reparto di rianimazione mentre il malvivente venne arrestato il giorno seguente dai colleghi.
Oggi, dopo 27 anni il meritato riconoscimento all’amico Franco che è vero ha smesso da qualche anno la divisa ma si sa chi è stato carabiniere lo è per sempre. Auguri Franco, quella sera io c’ero ed oggi sono contento che tu sia ancora qui con noi. Sei stato un carabiniere esemplare, sei un uomo esemplare, un amico.
Nicola De Francesco


















