di Luigi Pizzuto
TUFARA. Borgo sacro per aver dato i natali nel 1084 all’eremita San Giovanni da Tufara. L’abitato è arroccato su una roccia tufacea intorno al maestoso castello di origine normanna. Si può dire che “Il diavolo” è padrone di questa vivace realtà. Questa singolare maschera zoomorfa seduce nella sua dinamica magia. La tradizione decisamente è da tutti condivisa. Nel piccolo borgo molisano da sempre si dice che si cresce con “pane e diavolo”. La figura mostruosa del diavolo regala a Carnevale un inenarrabile ventaglio di piacevoli emozioni. La maschera del diavolo seduce e scuote chi raggiunge il paese da ogni dove. Anche quest’anno successo assicurato per la pantomima tradizionale tanto attesa dagli appassionati, dai fotografi e dagli studiosi. Si tratta di una scena vivace fuori dal reale. Numerose come sempre le attenzioni su questa figura strana per fissare i particolari della sua dimensione arcana. Il diavolo promuove una scena a forte impatto espressivo. La maschera ha un’anima inquieta. Vibra, incute paura e piacevolmente terrorizza. Bisbiglia e grida negli angoli bui e nei vicoli più stretti del paese. Con gli occhi di fuoco crea una bella cornice ai piedi del castello. E’ da brivido il suo stato febbrile. Il diavolo stride nel suo ansimante brusio. Nessuno prende le distanze da questa figura baldanzosa e strana. In qualche modo ognuno vicino a sé sente lo spirito del diavolo che col tridente in mano dà voce al suo istinto bestiale. Si arrotola e fa capriole simpatiche davanti ad un bimbo che lo istiga col campanello in mano. Saltella per evitare i colpi mortali della falce.
Agitata da due figuranti nei panni della Morte, con candidi vestiti, col viso imbrattato di farina. In questa teatralità spontanea, piena di energia, il diavolo stranamente è molto amato. Impareggiabile la sua danza archetipo di una lontana filosofia di vita. Il diavolo saltella, corre, cade giù per terra. A Tufara è una figura irreale che ha una bella realtà radicata nell’anima popolare. Sabato scorso due erano i gruppi del diavolo ad aprire e chiudere la sfilata delle antiche maschere. Nella sua pantomima coinvolge fino a sera. Come si vede dalle immagini, il diavolo quando salta si svuota dei suoi istinti ancestrali, per riposare poi in santa pace. È di buon auspicio. Incarna la lotta tra bene e male, amore e odio, morte e rinascita. Trae origine dal mito di Dioniso. Dio dell’ebbrezza, della follia e della rinascita a nuova vita. Il capro è l’animale dove s’incarna il dio pagano. Le sette pelli di capra che indossa il diavolo di Tufara ricordano appunto l’origine lontana di una mitologia vicino ai problemi umani. Le grida e i salti febbrili in corsa accentuano il “panta rei” della vita, dove si muore, si rinasce e si vive ancora. In questa strana giostra degli opposti si ritrova il senso dell’esistenza più autentica. Forse questo è il motivo per cui il diavolo piace. Senza problemi la vecchia maschera molisana si tramanda e va avanti. Nell’occasione a Tufara si riscopre anche il valore del dialetto come emblema della festa: “Crisce Sande ca diaule ggià ce si”. Si tratta di un proverbio beneaugurante verso i più piccini quando starnutiscono. È un motto pieno di principi educativi per dare valore e senso alla propria vita. All’appuntamento di quest’anno hanno partecipato: Carnevale di San Leucio Campania, Corriolos di Neoneli Sardegna, Pulgenella Castiglione Messer Marino Abruzzo, I Cavalieri del Fuoco di Lucera Puglia. Le foto sulla vestizione sono di Lucia Bocale. Ripartiamo all’imbrunire. Sulla strada ad alta quota una lepre ci guida sull’asfalto. Poi, di corsa, sotto le luci basse si dilegua nella macchia. È una sorpresa reale, che convive nella mente col chiasso primitivo delle maschere più antiche. Ormai alle spalle. Il ricordo del diavolo resiste. Trova spazio nei cassetti della mamoria. Non si ferma qui. E’ un canto rumoroso della bellezza in fiore nell’andamento di un paese spesso solo. Ci ricorda di amare la bellezza dei nostri luoghi da cui prendiamo le distanze. Ci sussurra di restare e di non andare via. Mai.














