Cerimonia al cimitero comunale con autorità civili, i vertici della Polizia di Stato e la sorella
LARINO. A 49 anni dalla morte del commissario di Polizia Vincenzo Rosano, per tutti in città semplicemente Enzo, la comunità di Larino ha rinnovato questa mattina il proprio omaggio a una delle figure più alte e tragiche della storia civile locale. Presso la tomba monumentale, situata nei pressi dell’ingresso del cimitero comunale, si è svolta la cerimonia commemorativa promossa dall’amministrazione comunale, insieme ai vertici della Polizia di Stato e ai rappresentanti dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato.
Il rito del silenzio e la deposizione di una corona d’alloro hanno scandito i momenti più solenni della commemorazione, molto partecipata e resa ancora più toccante dalla presenza della sorella Eleonora.
Alla cerimonia erano presenti il questore, i rappresentanti delle associazioni della Polizia di Stato e il sindaco Giuseppe Puchetti, che nel suo intervento ha voluto ricordare Rosano «non solo come un valoroso funzionario di polizia, ma come un uomo che ha incarnato fino all’ultimo il senso più alto del servizio allo Stato».
Un momento di raccoglimento per ricordare il valore umano e professionale di un uomo e di un poliziotto, medaglia d’oro al Valor Civile, morto a Torino il 9 febbraio 1977 a seguito delle gravi ferite riportate in un conflitto a fuoco con alcuni malviventi.
Una morte avvenuta negli anni di piombo, che le cronache dell’epoca definirono un doloroso capitolo della cosiddetta “Torino noir”. Alla memoria del commissario Rosano Larino ha dedicato una via cittadina, la scuola elementare, mentre a Torino, luogo del sacrificio, gli è stato intitolato il Laboratorio di Genetica e Chimica Forense del Gabinetto interregionale di Polizia Scientifica “Piemonte e Valle d’Aosta”.
Vincenzo Rosano era nato a Larino il 3 aprile 1944. Figlio di un vicebrigadiere della Guardia di Finanza, in servizio a Cavo, all’isola d’Elba, era celibe e da poco destinato alla Questura di Torino, dove dal 20 maggio 1976 prestava servizio presso la Squadra Mobile.
La sera del 2 febbraio 1977, fuori servizio, si trovava a cena insieme al collega commissario Fabrizio Gallotti nella pizzeria “Marechiaro”, tra via San Francesco d’Assisi e via Pietro Micca. In sala erano presenti cinque uomini: Rosano riconobbe due noti criminali, uno dei quali evaso di recente dal carcere. Nel tentativo di procedere all’arresto, i cinque reagirono violentemente. Due riuscirono a fuggire in strada, mentre gli altri tre aprirono il fuoco.
Il commissario Rosano venne colpito gravemente al torace e al femore; il collega rimase ferito al braccio sinistro e alla mano destra. Un cliente del locale riportò lievi ferite. Trasportato d’urgenza all’ospedale Molinette, Rosano versava in condizioni disperate: i proiettili avevano interessato anche polmoni e organi addominali, con successive complicazioni, tra cui una grave infezione pancreatica.
Assistito fino all’ultimo dalla madre, dalla sorella e dalla fidanzata, restò in vita per quasi una settimana. I bollettini sanitari, riportati anche dal quotidiano La Stampa, parlarono di un decorso difficilissimo, segnato da brevi e illusorie riprese. La morte sopraggiunse mercoledì 9 febbraio 1977. Dopo l’autopsia, la camera ardente fu allestita in Questura; i funerali si tennero l’11 febbraio nella chiesa di Santa Barbara, a Torino.
La salma fu poi tumulata a Larino, dove ogni anno la Questura di Campobasso e la civica amministrazione rinnovano, come oggi, una cerimonia in suo ricordo. Un gesto che va oltre la ritualità e che continua a tenere viva la memoria di un sacrificio considerato ancora oggi fulgido esempio di dedizione allo Stato e alla collettività.
















