La riflessione dell’amico Guerino Trivisonno: Larino non è soltanto un luogo, è una comunità viva, capace di trasformare la tradizione in energia per il domani.
LARINO. L’ispirazione gli è venuta dopo aver letto il bellissimo articolo, pubblicato sulle pagine del ‘Il Messaggero’ nella rubrica GrandTour dalla giornalista Laura Larcan che ha brillantemente descritto Larino accompagnata nel suo tour anche dalla professoressa e storica Annarita De Notariis. Ebbene ‘rubiamo’ l’intervento di Guerino Trivisonno, dell’amico Rino, scritto proprio in riferimento all’articolo.
“Un recente articolo apparso su Il Messaggero ha dedicato una pagina a Larino, ricordandone la storia, l’archeologia, i paesaggi e la buona cucina, lodata anche da Luca Ward, una delle voci più celebri del cinema italiano. Ma Larino non è soltanto un bel paese da raccontare: è un fenomeno sociale e culturale che meriterebbe di essere studiato, perché va contro la logica del declino che spesso colpisce i piccoli comuni italiani.
Nel 1957 Larino contava circa 8000 abitanti e nella grande festa patronale di Festa di San Pardo sfilavano 35 carri trainati da mucche. Oggi gli abitanti sono circa 6300, ma i carri sono diventati 130. Un dato sorprendente, quasi paradossale: meno popolazione, ma molta più partecipazione.
La spiegazione probabilmente sta proprio nello spirito della festa di San Pardo, quattro giorni – dal 24 al 27 maggio – che trasformano la città in una grande officina popolare.
Le donne preparano migliaia di fiori di carta per decorare i carri; gli uomini, insieme ai figli, addestrano i bovini perché possano sfilare con passo sicuro sui selciati e sull’asfalto; i carri vengono dipinti, illuminati e rinnovati ogni anno, creando la sera del 25 maggio uno spettacolo unico: un lento fiume di luci che attraversa Larino.
Ogni carro coinvolge famiglie, amici e simpatizzanti: almeno quaranta persone attorno a ciascuno. Questo significa che oltre cinquemila persone partecipano direttamente alla festa, quasi l’intera comunità. È una scuola di arte popolare, di collaborazione e di identità collettiva che inizia dai bambini e continua per tutta la vita.
Da questa energia nasce anche il successo di altre manifestazioni: le luminarie natalizie, che in pochi anni attirano circa 70 mila visitatori, e il Carnevale di Larino, considerato tra i più belli d’Italia e capace di richiamare circa 60 mila persone.
Di fronte a un fenomeno così sorprendente verrebbe da ricordare la domanda ironica di Eduardo De Filippo: «Che è successo?»
È successo che Larino continua a coltivare partecipazione, tradizione e creatività. Con la sua banda, le scuole musicali, le numerose associazioni, i convegni nel Palazzo Ducale di Larino e il teatro sempre pieno, questa piccola città dimostra che la vitalità culturale non dipende soltanto dai numeri.
Per questo Larino dovrebbe essere osservata e studiata come modello: un piccolo comune che, invece di spegnersi, riesce a generare arte, comunità e attrazione turistica. In un’Italia dove molti borghi si svuotano, Larino dimostra che la forza delle tradizioni e della partecipazione popolare può diventare un motore di rinascita. Un esempio prezioso per tanti altri piccoli paesi che cercano una strada per il futuro. E per chi è nato lì, resta anche una semplice verità: Larino non è soltanto un luogo. È una comunità viva, capace di trasformare la tradizione in energia per il domani”.















