di Luigi Pizzuto
A Colletorto batte forte il cuore di tutti mentre le campane suonano a festa. Sono tanti i sussulti emotivi che si provano. Al momento dello scoprimento dell’artistica statua restaurata si accende una visione piena di gioia. E di gloria celestiale. Incontenibile e meravigliosa. In un tripudio di emozioni si riabbraccia la delicata Madonnina dalla pelle scura, che, col suo Bambino, trionfa incoronata nel cuore della Chiesa Madre. E’ padrona dei cieli e delle terre degli uomini. Una giornata memorabile scrive una bella pagina di storia all’interno della chiesa piena di fedeli e di curiosi. Coram populo.
Una comunità in festa dunque per il rientro in paese della Madonna Nera a seguito di un ottimo intervento di restauro della scultura lignea di Santa Maria di Laureto. Nella chiesa di San Giovanni Battista, dirimpetto alla torre di Giovanna I d’Angiò, tra mille pensieri che volano in cielo leggeri, tanta gioia, tanti sentimenti e sguardi affettuosi. Tanta soddisfazione e rintocchi dell’intimo, tra canti e lacrime di preghiere affettuose. Il rito di accoglienza della statua di Santa Maria Lauretana suscita mille emozioni. Come un tempo. Si tratta di un evento di arte, di gioia, di fede e di partecipazione. Al centro dell’attenzione la graziosissima Madonna Nera. Immacolata. Regina delle famiglie. Madre di tutti noi. Regina degli ulivi e delle campagne colletortesi.
La statua abbraccia il territorio. Su un sito millenario di antica memoria vanta una storia gloriosa che si perde nella notte dei tempi. La collinetta olivetata, dove sopravvive la sua chiesetta solitaria, ha radici ben più lontane di quelle longobarde. Dopo il 976 sono i normanni a controllare tutta la valle. La “Via Laureti”, segnata dal geografo arabo Al Idrisi, segnala l’importanza degli antichi tracciati in questa area antichissima tra il Molise e la Daunia. Nel 1208 il sito viene menzionato come Castrum Laureti nei pressi del Castrum “Collis Fortis seu Collistortis”. Il canto “Madonna Nera”, curato dal Coro Parrocchiale San Giovanni Battista, apre il rito celebrativo di un restauro che senza dubbio lascia il segno. Segue poi la lunga Litania Lauretana con le sue suppliche e invocazioni inarrestabili. Al tavolo dei relatori si avverte pertanto l’importanza dell’evento. Si respira nell’aria felicemente tra tanta commozione. Presenti il parroco don Luigi Mastrodomenico, Maria Elena Lozuppone, restauratrice, Alessandro Rucci delegato della diocesi di Termoli Larino, Dafne restauratrice e, infine, Damiano Coralli funzionario restauro e conservazione Soprintendenza alle Belle Arti di Campobasso. Per i saluti di rito il sindaco Cosimo Mele. Soddisfatto il parroco don Luigi per aver seguito con i suoi collaboratori le varie e complesse fasi di lavoro. “I nostri avi hanno realizzato con tanti sacrifici molte stupende opere di culto – precisa don Luigi nel ringraziare tutti, in particolare il comitato parrocchiale che ha raccolto i fondi – A noi il compito di conservarle per godere della loro bellezza e del loro significato religioso. Tra questi beni c’è la statua di Santa Maria Lauretana restaurata che verrà benedetta mercoledì da Papa Leone XIV”.
Come si vede in Vaticano, sul sagrato della Basilica di San Pietro, la Madonna trionfa in tutta la sua bellezza. Il lavoro di restauro è stato possibile grazie al contributo del paese nel suo insieme. Nel corso degli interventi il dott. Damiano Coralli ricorda il ruolo della Soprintendenza e, come in questo caso, l’impegno è frutto di una scelta tesa a recuperare l’identità più bella dell’opera d’arte. Chiarissime le spiegazioni della dottoressa Maria Elena Lozuppone. Con l’ausilio di un video sulle modalità di un restauro complesso e certamente non facile, spiega le varie fasi di lavoro. A partire dalle prime indagini. Segnalando le difficoltà incontrate nei sondaggi, la tipologia delle vernici usate nel tempo e il recupero della situazione iniziale più fedele, a quanto pare ben conservata e leggibile in ogni parte. A lavoro ultimato una sorpresa per tutti. La statua della Madonna appare in tutta la sua bellezza. Dal tono cromatico completamente diverso rispetto a ieri. Il linguaggio espressivo dei volti e della damasa colpiscono nei particolari finora nascosti. Emozionano i toni cromatici in rilievo sull’abito della Madonna, ricco di colori vivaci, su fondo marrone, pieni di vita naturale. C’è il tocco, senz’altro, di un artista anonimo di pregevole fattura. Tutto ciò balza agli occhi al momento dello scoprimento da parte delle “donne della Madonna”.
È una Madonna Lauretana che vive in terra nella gloria del cielo con le sue parole silenti. Adesso si vede così com’era ai primi anni del Settecento. Ma è ben più antica. Nell’occasione, sulle ali della memoria, ognuno rispolvera i propri ricordi. Legati ai due giorni di festa: il 15 agosto in paese e poi il Lunedì in Albis nella sua chiesa rurale in aperta campagna, in mezzo ai terreni olivetati. La sua espressione dal volto scuro è in sintonia con l’ambiente rurale dove vive. Qui il sacro trionfa in mezzo alla natura. È da Laudato Sie. La scultura lignea troneggia in chiesa come madre dei sentimenti più sacri. Il dialogo con i fedeli è assicurato. E’ pieno di calore umano, profondo, tra tanta venerazione. A Lei si affida una preghiera di pace. Oggi più che mai necessaria. È un gioiello di arte, di fede e di spiritualità popolare. Riecheggia la voce dell’anima. Per i bimbi, le donne, le giovani spose, le famiglie e i pastori d’un tempo, ha un valore profondo e particolare, che da secoli si tramanda. Intercetta le esigenze del territorio. Tira fuori il suo spirito lieto e festoso in segno di protezione. Nel sorriso della restauratrice Maria Elena Lozuppone, che ha lavorato con scrupolo e passione, c’è tanta gioia. E una meritata soddisfazione per un intervento di restauro a buon fine. Dagli ottimi risultati. L’iconografia meraviglia a prima vista tra non poche scoperte inattese.
La Madonna dalla pelle scura appare solare e raggiante. Dal suo capo scende una chioma fluente, a folte ciocche, che ricoprono le spalle morbidamente. Accentuando il carattere di un movimento sensibilissimo. Sempre vivo nei suoi lineamenti. Sulla sua veste, che porta il nome di “damasa”, trionfano le decorazioni e i colori della vita. Colpiscono l’azzurro, il verde delle foglie, il rosso e il giallo dei fiori. Richiamano alla stagione più bella del cuore. Sulla veste infine trionfa la rosa con i suoi petali rossi tra boccioli e gemme preziose. Tanti simboli a portata di mano. Tanti sussurri spirituali tra cielo e terra. C’è l’imprimatur evidente di una decorazione sacra in bella mostra. Vivace e ricca di segni dove emerge una filosofia amorevole verso la natura e la vita vicino a Dio. Si tratta di un simbolismo dell’amore ardente della Madonna che nutre per gli uomini, la terra e il padre di tutti noi. Tutto ciò è venuto fuori solo dopo sondaggi e un attento lavoro di pulitura per eliminare manomissioni e interventi impropri, stratificati nel tempo. L’immagine attuale è emersa dopo cinque strati di colori. Come si vede dalle immagini proposte, pare che il rosso abbia fatto da base alle svariate sovrapposizioni cromatiche. Fino all’ultima dal tono argenteo. Alle spalle della Madonna Nera viene poi segnalata la scoperta di un vuoto. Presente in tante statue antecedenti al Settecento. Forse si tratta di una custodia che doveva contenere una reliquia preziosa. Una ipotesi alquanto credibile. È certo che la statua ha radici ben più antiche. Una scoperta, dunque, inattesa, fa crescere ancora di più l’amore per Santa Maria di Laureto.



















