LARINO. Questa mattina, si è svolta, nella sala grande delle udienze al piano rialzato del Palazzo di Giustizia, la cerimonia ufficiale per l’insediamento del nuovo presidente del tribunale, Daniele Colucci, un momento carico di significato che ha visto la partecipazione delle principali figure istituzionali, civili, militari, religiose e forensi del territorio. Ad aprire l’incontro è stato il decano dell’importante presidio giudiziario attualmente facente funzioni, il giudice Rinaldo D’Alonzo, che sin dalle prime battute ha voluto dare un’impronta chiara alla giornata: non si trattava semplicemente di accogliere un nuovo dirigente, ma di salutare un ritorno atteso e apprezzato.
Nel suo intervento, D’Alonzo ha sottolineato come Colucci conosca già bene la realtà del tribunale di Larino, avendovi prestato servizio in passato (dal 2014 al 2020). Un’esperienza che, ha ricordato, ha lasciato un segno positivo sia sul piano professionale sia su quello umano. Di lui ha evidenziato l’equilibrio, la capacità di esercitare l’autorità con misura, senza mai scadere nell’autoritarismo, e la predisposizione al dialogo con tutte le componenti del sistema giustizia: magistrati, avvocati e personale amministrativo. Il suo ritorno, ha aggiunto, rappresenta non solo motivo di soddisfazione collettiva, ma anche un impegno condiviso a mantenere alto il livello raggiunto dal tribunale.
E’ stata poi la volta del presidente della Corte d’Appello di Campobasso, Vincenzo Pupilella, che ricordando aneddoti legati agli esordi del Colucci ha affermato: “Già allora manifestava equilibrio, serietà e preparazione”. Subito dopo ha preso la parola il procuratore generale Mario Pinelli, che ha definito Larino un luogo in cui si respira «un ottimo rapporto tra colleghi giudicanti, procura, foro e istituzioni». Una condizione che, secondo Pinelli, consentirà a Colucci di lavorare nelle condizioni migliori, con il pieno sostegno dell’ufficio requirente.
La procuratrice della Repubblica Elvira Antonelli ha accolto Colucci con un saluto affettuoso, ricordando come la sua fama professionale e umana lo abbia preceduto. «Qui non si viene per fare il capo dell’ufficio – ha detto – ma per esercitare una funzione importante. Aspettati di lavorare tanto, perché qui c’è tanto da fare». Antonelli ha rimarcato un concetto espresso dai tanti presenti ossia quel clima di collaborazione che caratterizza il tribunale di Larino.
A seguire, il vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Claudio Palumbo, ha offerto una riflessione di più ampio respiro, richiamando riferimenti alla tradizione classica e cristiana. Citando il pensiero di Cicerone, della sua orazione più ‘bella’, quella dedicata proprio ad un cittadino larinate Aulo Cluenzio Avito, e i principi del diritto romano, ha delineato l’ideale di una giustizia capace di coniugare autorevolezza e senso di responsabilità umana, sottolineando come il compito del magistrato debba essere sempre orientato al servizio della comunità e al rispetto della dignità delle persone.
Il presidente del Consiglio regionale del Molise, Quintino Pallante, ha invece posto l’accento sull’importanza dell’evento per l’intera regione. Nel suo intervento ha espresso orgoglio per la nomina di Colucci, definendolo espressione autentica del territorio molisano e sottolineando il valore simbolico di vedere un professionista locale alla guida di un presidio giudiziario così rilevante.
Dal mondo dell’avvocatura sono arrivati numerosi interventi, tutti accomunati da un clima di fiducia e collaborazione. Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Larino, Michele Urbano, ha definito il ritorno di Colucci una garanzia per il foro, evidenziando come la scelta di tornare in una sede già conosciuta dimostri un legame concreto con il territorio. Ha inoltre ribadito l’importanza della cosiddetta giustizia di prossimità, sottolineando il ruolo del tribunale di Larino come modello di efficienza e cooperazione tra le diverse figure professionali.
Sulla stessa linea l’intervento del primo cittadino larinese Pino Puchetti, che ha richiamato l’attenzione sul contesto più ampio in cui opera il tribunale, segnato negli ultimi anni dalla chiusura o dal ridimensionamento di altri presìdi giudiziari nel basso Molise e nelle aree limitrofe dell’Abruzzo. “Per noi il tribunale è l’identità stessa della nostra Larino”.
L’avvocato Roberto D’Aloisio ha espresso piena disponibilità alla collaborazione, ribadendo l’importanza del dialogo tra magistratura e avvocatura come elemento fondamentale per il buon funzionamento del sistema giudiziario. Un concetto ripreso anche da Guido Campopiano, presidente dell’Aiga di Larino, che ha portato il saluto della giovane avvocatura, descrivendo Colucci come una figura capace di garantire stabilità, equilibrio e rispetto reciproco in una fase storica caratterizzata da profondi cambiamenti.
Un passaggio significativo è stato quello della direttrice della scuola forense, Michela Bruno, che ha ricordato come, al momento della precedente esperienza di Colucci a Larino, la scuola fosse ancora solo un progetto. Oggi, invece, rappresenta una realtà consolidata e un punto di riferimento per la formazione dei futuri avvocati. In questo senso, ha rivolto al nuovo presidente un invito a partecipare attivamente al percorso di crescita delle nuove generazioni.
Particolarmente sentito anche l’intervento del presidente uscente, Michele Russo, che ha parlato di Colucci non solo come collega, ma come amico. Russo ha ricordato il contributo determinante dato in passato alla costruzione di un modello organizzativo efficiente, capace di portare risultati concreti, come l’azzeramento, già nel 2019, delle cause di lavoro pendenti da oltre due anni.
A chiudere la cerimonia è stato lo stesso Daniele Colucci, visibilmente emozionato. Nel suo discorso ha sottolineato il legame personale e familiare con il territorio, definendo il suo ritorno una scelta profondamente radicata nella propria storia. Ha descritto il tribunale di Larino come una realtà di grande valore, ma allo stesso tempo esposta al rischio, ancora attuale, di possibili riorganizzazioni che potrebbero metterne in discussione l’esistenza.
Colucci ha quindi ribadito con forza il significato della giustizia di prossimità, evidenziando come il lavoro quotidiano del tribunale riguardi soprattutto le vicende concrete dei cittadini: famiglie, lavoratori, imprese. Non grandi scenari criminali, ma questioni che incidono direttamente sulla vita delle persone. In questo contesto, ha voluto lasciare un messaggio chiaro, destinato a rappresentare la linea guida del suo mandato: dietro ogni procedimento non ci sono semplici atti o numeri, ma storie umane fatte di difficoltà, aspettative e speranze.
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