LARINO. Manca poco più di un mese alla tre giorni in onore di San Pardo, ma la città si prepara al suo appuntamento più identitario nel modo più autentico possibile: vivendo la tradizione nel presente. Complice una domenica di sole, il territorio larinese è tornato a popolarsi di scene che appartengono alla memoria collettiva e che, al tempo stesso, continuano a essere pienamente attuali.
Sulle strade principali e lungo le diramazioni che conducono alle campagne, è tutto un fiorire di carri, animali e persone impegnate nella doma. Un lavoro paziente, antico, che non conosce interruzioni e che, anno dopo anno, rinnova un sapere tramandato di generazione in generazione. A Larino, la doma degli animali non è una semplice preparazione tecnica alla festa: è un atto culturale che appartiene pienamente al vivere quotidiano della comunità. È il momento in cui la tradizione non viene ricordata, ma praticata. Non osservata da lontano, ma vissuta. Qui la festa di San Pardo non si limita a essere un evento religioso o folklorico, ma si configura come un vero e proprio rito collettivo di costruzione dell’identità cittadina. La preparazione dei carri, la cura degli animali, la scelta dei fiori e dei colori diventano parte di un linguaggio condiviso che unisce famiglie, gruppi e contrade.
Uno degli aspetti più significativi di queste giornate è la presenza contemporanea di diverse generazioni. Accanto agli anziani, custodi della memoria e delle tecniche tradizionali di addestramento, ci sono i giovani e i giovanissimi, spesso per la prima volta coinvolti direttamente nella doma.
È proprio in questo incontro che la tradizione si rigenera. I gesti vengono osservati, appresi, imitati e reinterpretati. Il sapere non è scritto, ma trasmesso oralmente e fisicamente, attraverso la pratica quotidiana. È un passaggio di testimone che non avviene in modo formale, ma dentro la fatica condivisa e la partecipazione concreta. In queste giornate, anche il paesaggio rurale e urbano di Larino cambia volto. Le strade si animano, le campagne si riempiono di movimento, e il ritmo della vita quotidiana si adatta a quello della preparazione.
Carri in legno, addobbi ancora provvisori, animali che vengono abituati alla presenza della gente e al percorso della processione: tutto contribuisce a creare un’atmosfera che anticipa la festa, ma che è già festa essa stessa.
La festa patronale, in questo senso, non è un momento isolato, ma il punto di arrivo di un percorso collettivo che coinvolge l’intera comunità. San Pardo diventa l’orizzonte simbolico attorno al quale si organizza il lavoro, la socialità e la memoria del territorio.
La doma degli animali, allora, non è soltanto preparazione, ma tradizione vissuta al presente: un patrimonio che non viene conservato in forma statica, ma continuamente rigenerato attraverso la partecipazione attiva della comunità.
Ed è forse proprio questo il tratto più distintivo della festa larinese: la capacità di trasformare un rito antico in un’esperienza contemporanea, in cui passato e presente non si contrappongono, ma convivono nello stesso gesto collettivo.
Perché a Larino, prima ancora della processione, la festa è già cominciata.



















