di Francesco D’Imperio
CASACALENDA. Si è conclusa questa mattina la terza e ultima giornata del Convegno Nazionale sulla Psichiatria “Un Convegno Abitato – La salute mentale come bene comune nei territori, nelle comunità, nei contesti di vita”, un evento che ha trasformato Casacalenda e Bonefro in un laboratorio sociale unico nel suo genere.
La sessione finale, dedicata alla restituzione dei lavori, ha raccolto riflessioni, parole chiave, proposte e visioni emerse nei giorni precedenti, confermando la natura profondamente innovativa di questo appuntamento.
Gli organizzatori lo avevano annunciato: non sarebbe stato un convegno tradizionale. E così è stato.Per tre giorni, professionisti della salute mentale, operatori sociali, amministratori, cittadini e rappresentanti del terzo settore hanno abitato i luoghi, camminato nei borghi, osservato la vita quotidiana, dialogato in cerchio, condiviso tavoli, esperienze e vissuti. Un convegno che non si è limitato a “parlare di salute mentale”, ma l’ha praticata, rendendo il territorio parte integrante del processo di conoscenza.
La mattinata conclusiva ha messo in luce un dato ormai evidente: i paesi molisani, con la loro dimensione umana, la loro lentezza e le loro fragilità, rappresentano un contesto privilegiato per esplorare nuove forme di cura, prossimità e comunità. Ruralità, marginalità, restanza, migrazione, servizi di prossimità, reti sociali: temi affrontati non solo in teoria, ma vissuti direttamente nei luoghi che li incarnano.
Il lavoro degli organizzatori è stato riconosciuto da tutti come straordinario. Coordinare gruppi dialogici, workshop esperienziali, plenarie cliniche, passeggiate osservative e cene di confronto non è semplice. Eppure, il risultato è stato un convegno che oggi possiamo definire, senza esitazioni, il primo in Italia con queste caratteristiche. Un convegno che ha messo al centro lo “stare” e il “vivere”, la relazione e la presenza, la comunità come cura.
La chiusura dei lavori non è un punto finale, ma un punto di partenza. Le parole emerse questa mattina — cooperazione, prossimità, ascolto, comunità, responsabilità — tracciano una direzione chiara: la salute mentale del futuro si costruisce nei territori, insieme alle persone che li abitano. Casacalenda e Bonefro hanno dimostrato che anche i piccoli comuni possono diventare luoghi di innovazione sociale, capaci di ospitare riflessioni nazionali e di generare nuove pratiche.
Il Molise, ancora una volta, sorprende.



















