CASACALENDA-LARINO. Oggi Amir ha concluso il suo esame orale all’Istituto Omnicomprensivo di Casacalenda, conseguendo il diploma in amministrazione, finanza e marketing. Un traguardo che, per molti studenti, rappresenta la naturale conclusione di un percorso scolastico. Per Amir, invece, racconta una storia più grande. Perché ci sono diplomi che raccontano molto più di un esame: raccontano una storia di impegno, di crescita, di relazioni e di futuro.
Amir è arrivato in Italia dall’Egitto ancora minorenne, lasciandosi alle spalle il proprio Paese e iniziando un cammino fatto di cambiamenti, adattamento e nuove opportunità. Inserito inizialmente in un progetto dedicato ai minori stranieri, ha intrapreso il suo percorso scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo di Casacalenda con determinazione e costanza. Un anno fa, raggiunta la maggiore età, è entrato a far parte del progetto SAI del Comune di Larino quello gestito con professionalità, abnegazione e tanta passione dalla Fondazione Istituto Gesù e Maria – Cittadella della Carità. L’ultimo anno di scuola è stato anche il primo vissuto insieme agli operatori del progetto: dodici mesi nei quali abbiamo avuto l’opportunità di accompagnarlo in un tratto del suo cammino e, forse, di imparare qualcosa anche noi.
Perché Amir è uno di quei ragazzi che parlano soprattutto attraverso ciò che fanno. In questo tempo si è fatto conoscere non soltanto come uno studente serio, ma come un giovane uomo capace di assumersi responsabilità ben oltre la sua età. Ha sempre saputo conciliare lo studio con il lavoro: durante i fine settimana e nei periodi estivi ha scelto di lavorare, senza mai perdere di vista l’obiettivo del diploma. Parallelamente ha continuato a investire su sé stesso, conseguendo anche la patente di guida, un altro tassello verso la propria autonomia.
Lo abbiamo visto affrontare ogni responsabilità con serietà e discrezione, senza mai perdere la curiosità di imparare. Una maturità che sorprende, non perché non sia compatibile con la sua età, ma perché nasce da un percorso di vita che gli ha insegnato presto il valore della responsabilità. Ma ciò che colpisce di Amir non è soltanto ciò che ha raggiunto. È il modo in cui affronta la vita.
La curiosità con cui guarda ciò che ancora non conosce. La capacità di ascoltare prima di parlare. Il rispetto con cui si relaziona agli altri. La disponibilità a mettersi in gioco, a migliorarsi, a imparare da ogni esperienza. E soprattutto quella straordinaria capacità di continuare a sognare, nonostante le prove che la vita gli ha già chiesto di affrontare. Spesso si parla di accoglienza soffermandosi sui numeri, sulle procedure o sulle difficoltà. Molto più raramente ci si ferma a raccontare ciò che accade quando un percorso di integrazione diventa un autentico incontro tra persone.
In questo anno non sono stati soltanto gli operatori del progetto SAI ad accompagnarlo. Attorno ad Amir si è creata, quasi naturalmente, una rete fatta di professori, datori di lavoro, colleghi, compagni di scuola e tante persone che, conoscendolo, hanno scelto di fare il tifo per lui. Perché Amir possiede una qualità rara: sa creare legami.
Con la sua educazione, la sua umiltà e il suo modo autentico di stare con gli altri, riesce a conquistare la fiducia delle persone. Non cerca attenzioni, eppure finisce per attirare l’affetto di chi lo incontra. Ti racconta la sua storia senza bisogno di grandi discorsi e, quasi senza accorgertene, ti ritrovi a sperare che il suo prossimo passo sia ancora un passo avanti. Ti scopri a fare il tifo per lui.
Forse è proprio questo il significato più autentico dell’integrazione.
Non qualcuno che entra semplicemente in una comunità, ma una comunità che sceglie di aprirsi, di accompagnare, di credere nelle persone. E, allo stesso tempo, una persona che, con il proprio modo di essere, restituisce quella fiducia e diventa parte della vita degli altri.
Oggi, all’uscita dall’aula, dopo aver concluso il suo esame, accanto ad Amir ci sono stati i suoi professori, alcuni dei quali lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento come membri della commissione. E, idealmente, insieme a loro, ci sono state anche tutte le persone che in questi anni hanno incrociato il suo cammino: i datori di lavoro che gli hanno dato fiducia, i colleghi con cui ha condiviso le giornate di lavoro, chi gli ha insegnato qualcosa, chi lo ha incoraggiato nei momenti di difficoltà e chi, semplicemente, ha creduto in lui.
Perché i traguardi più belli hanno questa caratteristica: appartengono certamente a chi li conquista, ma diventano anche la gioia di tutte le persone che hanno condiviso un tratto del viaggio. Per noi operatori del progetto SAI questo diploma non rappresenta un successo da rivendicare. Rappresenta, piuttosto, un motivo di gratitudine. Sarebbe troppo semplice dire che siamo stati noi ad accompagnare Amir. La verità è che, in questo anno, è stato anche lui ad accompagnare noi.
Ci ha ricordato che la determinazione può essere più forte delle difficoltà. Che il rispetto e la gentilezza costruiscono fiducia. Che il desiderio di conoscere apre strade inattese. E che continuare a sognare, anche dopo aver affrontato tanto, è forse la forma più autentica di coraggio.
La sua storia ci ricorda che l’inclusione non nasce semplicemente da un progetto o da un servizio. Nasce quando le opportunità incontrano la determinazione di una persona e, insieme, una comunità decide di esserci. È lì che un percorso individuale diventa una storia condivisa.
Oggi Amir conclude un importante percorso scolastico, ma apre soprattutto una nuova pagina della sua vita. E nel farlo lascia anche un insegnamento prezioso a chi ha avuto la fortuna di camminare accanto a lui: che l’educazione, il senso di responsabilità, la capacità di ricominciare, di continuare a sognare e di trasformare quei sogni in obiettivi concreti sono valori universali, capaci di unire le persone ben oltre le loro differenze.
Oggi Amir ha conseguito un diploma. Domani continuerà semplicemente a fare ciò che ha sempre fatto: costruire il proprio futuro, un passo alla volta.
E noi continueremo a fare il tifo per lui, con la curiosità e l’affetto con cui si seguono le persone che, quasi senza accorgersene, sono riuscite a diventare parte della nostra comunità. Perché ci sono traguardi che segnano la fine di un percorso. E altri che segnano soltanto l’inizio di una storia ancora tutta da scrivere.
Per il progetto Sai Rossella Riccelli



















