MACCHIA VALFORTORE. Ci sono luoghi che non sono semplicemente luoghi. Sono casa, memoria, radici. Per padre Raffaele Maddalena, la chiesa parrocchiale San Nicola di Mira di Macchia Valfortore rappresenta tutto questo e molto di più. È qui che è iniziata la sua storia di fede ed è qui che ieri, 8 agosto 2026, è tornato per celebrare un traguardo straordinario: cinquant’anni di sacerdozio.
Una celebrazione carica di emozione, vissuta insieme alla comunità, che ha voluto stringersi attorno a padre Raffaele in questa giornata così significativa. Una storia personale che, attraverso quella chiesa, si intreccia con quella di un’intera comunità. A raccontare il significato profondo della giornata è stato lo stesso padre Raffaele, ricordando davanti ai presenti le tappe più importanti della sua vita.
«È un momento di grande gioia per Macchia – ha raccontato –. Nel 1950 in questa chiesa parrocchiale ho ricevuto il mio battesimo. È qui che ho fatto la mia Prima Comunione. È qui che nel 1976, per le mani di monsignor Raffaele Calapia, allora arcivescovo di Benevento, sono stato ordinato sacerdote».
Una storia che non si è fermata con l’ordinazione. Quella stessa chiesa è rimasta un punto fermo anche negli anni successivi.
«È qui che nel 1978 ho ricevuto il crocifisso prima di partire in missione per l’Africa. Ed è qui che nel 2001, l’8 agosto come oggi, ho celebrato i miei 25 anni di sacerdozio. E oggi qui celebro con voi e rendo grazie a Dio dei miei 50 anni di sacerdozio».
Parole che raccontano un legame profondo con Macchia Valfortore e con una comunità che, nel corso degli anni, è stata testimone delle tappe più importanti della sua vita sacerdotale. Ma la celebrazione di ieri ha avuto anche un altro significato, quello della memoria. Guardando le fotografie della festa per il 25° anniversario, padre Raffaele ha ricordato tutte quelle persone che allora erano presenti e che oggi non ci sono più.
«Guardando le foto del mio 25° – ha detto – oggi ci sono tanti che dal Cielo festeggiano con noi. Oggi bisogna sentirli presenti in modo particolare».
Un pensiero che ha reso ancora più intensa una giornata già ricca di emozione. Perché celebrare cinquant’anni di sacerdozio significa inevitabilmente guardare al passato, alle persone incontrate, alle comunità servite e a chi ha condiviso quel cammino e oggi viene ricordato con affetto.
Ma nelle parole di padre Raffaele non c’è stata soltanto gratitudine. Il suo è stato anche un momento di riflessione e di umiltà.
«Per me questo è un modo di dire grazie a Dio per i 50 anni di sacerdozio, ma anche chiedere perdono a Dio per tutte le volte che sono stato causa di sofferenze e di offese per i fratelli».
È forse proprio in queste parole che si racchiude il significato più autentico dell’anniversario: ringraziare per il cammino percorso, ricordare chi ne ha fatto parte e avere l’umiltà di riconoscere anche i propri errori.
La celebrazione nella chiesa di San Nicola di Mira è stata così molto più di una ricorrenza. È stata una pagina di memoria collettiva, un ritorno alle radici e, insieme, un momento di fede condivisa. Cinquant’anni dopo quel 1976, padre Raffaele ha celebrato ancora una volta il suo “sì” al sacerdozio proprio nel luogo dove tutto era cominciato. E accanto a lui, ieri, c’erano idealmente anche tutti coloro che hanno accompagnato il suo lungo cammino e che continuano a vivere nel ricordo.
Al termine della celebrazione, la giornata è proseguita con un momento di festa e convivialità, nel segno della semplicità e della condivisione.
Cinquant’anni dopo, la stessa chiesa, la stessa comunità e una storia che continua.


















