Domenica 23 agosto, alle 21.15, in Piazza Monsignor G. A. Tria torna “Rami mai recisi”: la seconda edizione del progetto ideato da Elia Rubino unisce storia, emozione e innovazione digitale per raccontare le vite dei giovani soldati caduti in guerra.
MONTORIO NEI FRENTANI. Restituire una voce, un volto e un’anima a chi ha visto la propria giovinezza spezzata dalla guerra. È questo l’obiettivo di “Rami mai recisi”, l’iniziativa dedicata alla memoria dei caduti che torna con la sua seconda edizione, intitolata «Io sono… PRESENTE!».
L’appuntamento è in programma domenica 23 agosto 2026, alle ore 21.15, nella suggestiva cornice di Piazza Monsignor G. A. Tria, dove la comunità sarà chiamata a vivere un’esperienza capace di unire il ricordo del passato agli strumenti del futuro.
La grande innovazione dell’edizione 2026, nata da un’idea di Elia Rubino, è l’introduzione di QR Code personalizzati dedicati a ciascun soldato commemorato.
Attraverso un semplice smartphone, i visitatori potranno accedere a contenuti digitali che raccontano la storia di ogni giovane caduto: non soltanto nomi e date incisi sulla pietra, ma biografie, ricostruzioni storiche, ricordi di famiglia, lettere dal fronte e testimonianze che restituiscono la dimensione umana di vite interrotte troppo presto.
Un modo nuovo di fare memoria, che intreccia rigore storico, narrazione affettiva e tecnologia, trasformando il monumento in un luogo di incontro diretto con le persone che quelle pagine di storia le hanno vissute.
Dopo il successo di pubblico e di critica della prima edizione, “Rami mai recisi” si conferma come uno degli appuntamenti culturali più significativi del territorio. L’iniziativa si rivolge alla cittadinanza, ai visitatori e soprattutto ai più giovani, invitandoli a riscoprire il valore delle proprie radici e il significato profondo della pace attraverso la conoscenza della storia locale.
«Inquadrare quel codice significa guardare negli occhi un ragazzo di vent’anni che non ha potuto scegliere il proprio futuro. Significa ascoltare la sua voce e dire, insieme a lui: “Io sono… Presente!”. È un dovere morale prima che culturale.»
Una serata che promette di trasformare il ricordo in presenza viva, affinché i rami della memoria non vengano mai recisi.


















