Foto di Kerem.it e testo di Francesco D’Imperio
CASACALENDA. Organizzato da Kalenarte/Maack e Comune di Casacalenda, nella cornice del Festival “Architettura è Paesaggio”, il 16 di settembre è stato dedicato un ampio spazio al tema della tutela della salute mentale.
La tavola rotonda specifica ha visto gli interventi della Sindaca Sabrina Lallitto, Giovanni di Stasi, Massimo Palumbo, Angela Zeffiro, Angelo Malinconico, Alessandro Gentile, Nicola Macolino, Marilina Altobella, Blerina Xhafa, Gert Seferi.
Tra i protagonisti c’era appunto il dottore Angelo Malinconico, figura storica della psichiatria molisana e italiana, per 40 anni responsabile dei servizi di salute mentale in basso Molise e quindi delle strutture residenziali di Casacalenda. Oggi Malinconico svolge il ruolo di formatore, oltre che presso l’Unimol, in varie e multiformi istituzioni pubbliche e private italiane.
A lui chiediamo di sintetizzare il senso e i contenuti del Progetto “Bridging Communities”, proprio ai fini della tutela della salute mentale.
Innanzitutto perché degli scambi con Kalenarte/Maack?
Il contenitore è più che adeguato. L’intento è stato quello di interrogarci sui modi diversi di esserci e vivere i paesaggi. Il luogo principale del Festival è Casacalenda, ma Roma e Termoli rappresentano la naturale espansione del Progetto “Costruiamo il paesaggio” che va avanti da cinque anni e propone il tema della relazione tra la natura, l’arte, la gastronomia e, nello specifico, il coinvolgimento, per il nostro territorio, della Comunità Terapeutica “Il Casone” e del Centro di Salute Mentale di Termoli.
Come nasce l’idea del Progetto?
Nasce da una felice intuizione di Giovanni Di Stasi (sicuramente il volano di tutto il Progetto) e un ruolo fondamentale è rappresentato dal docufilm Varchi Attivi, realizzato dalla Cooperativa Nardacchione e da Kerem in occasione del mio pensionamento, con la regìa di Pasquale D’Imperio. Non a caso, uno degli obiettivi del Progetto è la realizzazione di un nuovo docufilm che, a partire da Varchi Attivi, avrà un respiro internazionale. A oltre quarant’anni da quella svolta, questa pratica locale si evolve oggi all’interno del progetto transfrontaliero “Bridging Communities” (finanziato dal programma Interreg – IPA South Adriatic), che mira a contrastare l’accesso disomogeneo alle cure e lo stigma sociale attraverso modelli innovativi incentrati sulla comunità.
Perché Casacalenda?
L’esperienza del Comune di Casacalenda rappresenta senz’altro una best practice nel campo della salute mentale e della deistituzionalizzazione. Radicata nello spirito della Legge Basaglia (Legge 180/1978), l’iniziativa ha preso il via nel 1985 con la nascita della struttura “Il Casone” (seguita poi da un’altra struttura residenziale e da vari servizi collegati). L’obiettivo originario è stato quello di accogliere e ridare dignità a persone che avevano trascorso gran parte della loro vita all’interno degli Ospedali Psichiatrici d’Italia. L’evoluzione è stata poi nella direzione di due Comunità Riabilitative Psichiatriche per giovani portatori di disagio psichico. Protagonisti di questa esperienza sono stati per decenni il Comune di Casacalenda e la Cooperativa Francesco Nardacchione, cui ho avuto l’onore di offrire supporto scientifico e operativo per 40 anni.
Ci illustra brevemente gli obiettivi?
L’obiettivo principale è sviluppare e implementare modelli innovativi di assistenza per la salute mentale, focalizzati sulla comunità, che promuovano l’inclusione e l’innovazione sociale, valorizzando i contesti culturali locali (italiani, albanesi, montenegrini). Il progetto mira a rafforzare la collaborazione tra professionisti della salute mentale, istituzioni e organizzazioni culturali della società civile, portando a una maggiore consapevolezza pubblica e a una riduzione dello stigma. Il confronto e le sinergie vengono attivati appunto tra 4 aree: Basso Molise (Casacalenda in particolare), Foggia (Università), Albania e Montenegro.
Ci fa un esempio di traduzione nelle pratiche dei princìpi del Progetto?
Una importante parte del Progetto nasce dal desiderio di coinvolgere gli operatori e gli ospiti del Centro di Riabilitazione nella progettazione, nella realizzazione e nella gestione di uno spazio dedicato alla vita dei carbonai che per molti decenni hanno vissuto e lavorato, insieme alle loro famiglie, nel Bosco Casale. Ciò si propone di tutelare la biodiversità e produrre qualità ambientale. Si andrà a scegliere una delle aree in cui i carbonai costruivano la capanna, per ricostruire capanna e catuozzo. Altre iniziative abilitative e di inserimento lavorativo riguarderanno tutti gli utenti basso-molisani del Centro di Salute Mentale di Termoli.

















