SAN GIULIANO DI PUGLIA. Alle 11.32 la Campana degli Angeli tornerà a suonare. Poi i fiori, la preghiera, la Messa e, quando arriverà il buio, le fiaccole lungo il Percorso della Memoria. San Giuliano di Puglia si ferma ancora una volta per ricordare i suoi bambini e la loro maestra.
Ci sono giorni che non finiscono mai. Giorni che restano fermi alle 11.32, anche quando gli anni passano, le stagioni cambiano e i bambini di allora diventano i genitori di oggi. A San Giuliano di Puglia il 31 ottobre è uno di quei giorni. Sono trascorsi 24 anni da quella mattina del 2002, quando la terra tremò e la scuola “Francesco Jovine” crollò, trasformandosi in pochi istanti da luogo di studio, giochi e sogni in un cumulo di macerie.
Sotto quelle macerie rimasero 26 bambini e la loro maestra, Carmela Ciniglio. E poi c’è Umberto Visconti. Umberto fu estratto vivo. La sua storia sembrò per un momento poter diventare quella della speranza, quella del bambino che ce l’aveva fatta. Ma quella speranza durò 32 giorni. Il piccolo Umberto lottò fino all’ultimo, prima di morire al Bambino Gesù di Roma. Per questo la tragedia di San Giuliano non si può racchiudere soltanto nell’istante in cui la scuola venne giù.
Per le famiglie, per la comunità, per chi quel giorno scavò con le mani tra le macerie, il dolore continuò per giorni, settimane, mesi. E in qualche modo continua ancora oggi. Perché un figlio non muore mai davvero quando continua a vivere nella memoria di chi lo ama.
Domani, 31 ottobre, San Giuliano tornerà a raccogliersi. Alle 11.32, esattamente nell’ora della tragedia, il primo appuntamento sarà al Cimitero comunale, dove il silenzio sarà accompagnato dai rintocchi della Campana degli Angeli. Non sarà soltanto una campana a suonare. Saranno i ricordi. Saranno le voci dei bambini, le loro risate, i loro nomi. Saranno i volti conservati nelle fotografie e nei cuori delle famiglie. Saranno quei banchi rimasti vuoti e quelle vite che avrebbero dovuto avere davanti un futuro intero. Alle 12, al Parco della Memoria, saranno deposte le corone di fiori. Alle 18, nella Chiesa Madre, sarà celebrata la Santa Messa a suffragio delle vittime del 2002. E poi arriverà la sera. Alle 20, dal Parco della Memoria, partirà la fiaccolata lungo il “Percorso della memoria”. È forse il momento che più di ogni altro racconta ciò che San Giuliano è diventata dopo quella tragedia. Nel buio, una fiaccola dopo l’altra. Una luce accanto a un’altra luce.
Passi lenti nei luoghi che hanno conosciuto il dolore. Ogni fiamma sarà un nome. Ogni passo sarà un ricordo. Ogni silenzio sarà una preghiera. E in quella notte di fine ottobre, mentre le fiaccole attraverseranno il paese, San Giuliano parlerà ancora una volta ai suoi bambini. Non con le parole. Con la memoria. Perché ricordare è una forma d’amore. Ventiquattro anni sono tanti. Ma per una madre o un padre che ha perso un figlio, il tempo non misura la distanza. Misura soltanto quante volte quel figlio è stato ricordato. E allora 24 anni dopo non basta dire che sono trascorsi 24 anni. Bisogna dire che 24 anni dopo quei bambini hanno ancora un posto nella comunità.
Hanno un posto nei nomi pronunciati durante le commemorazioni, nei fiori deposti al Parco della Memoria, nelle preghiere, nelle fotografie, nelle storie raccontate a chi non era ancora nato. Hanno un posto nel cuore di San Giuliano. E hanno un posto nella memoria dell’Italia intera. Perché quella scuola non crollò soltanto a San Giuliano di Puglia. Quel giorno crollò una parte dell’idea che i bambini dovessero essere al sicuro semplicemente perché erano dentro una scuola. Da quella tragedia è nato anche un dovere: quello di non dimenticare mai che dietro ogni norma sulla sicurezza, dietro ogni controllo, dietro ogni edificio scolastico, ci sono bambini che hanno il diritto di tornare a casa.
Domenica, poi, 1° novembre, alle 10.30, la Chiesa Madre ospiterà la Messa solenne che concluderà le celebrazioni. Ma il ricordo non finirà con quella Messa. Perché la memoria non ha un’ultima pagina. Domani, quando la Campana degli Angeli suonerà alle 11.32, forse per un istante tutto sembrerà fermarsi. E sarà ancora lì, quel 31 ottobre 2002. Ci saranno ancora quei bambini. Ci sarà ancora la loro maestra. Ci sarà ancora Umberto e ci saranno le loro famiglie, costrette dal destino a imparare la forma più difficile dell’amore: continuare ad amare qualcuno che non possono più abbracciare.

















