Di Francesco D’Imperio
URURI. Un pomeriggio dedicato alle radici, alla cultura e ai legami che uniscono Ururi all’Albania. Nell’ambito del progetto “Arbëresh Molise – Scambi culturali Italia Albania”, il Comune di Ururi e lo Sportello Linguistico Arbëresh hanno accolto una delegazione di studenti e docenti albanesi, dando vita a un incontro ricco di contenuti e significato.
Nella sala consiliare, come mostrano le foto, amministratori, insegnanti e studenti hanno condiviso un momento di confronto sulla storia della comunità arbëreshe, sulle attività dello Sportello Linguistico e sull’importanza della tutela della lingua e delle tradizioni. Le prof.sse Pinuccia Campofredano e Maria De Rosa hanno illustrato il lavoro quotidiano svolto per mantenere viva l’identità culturale del paese, un impegno che il documento allegato definisce “un lavoro quotidiano, spesso silenzioso ma fondamentale” .
La delegazione ha poi visitato alcuni luoghi simbolo della comunità: le stalle e le associazioni del Carro dei Giovani e del Carro dei Giovanotti, il murale dedicato a Skanderbeg, definito nel testo “un’opera di grande impatto visivo e dal profondo valore culturale” , e il monumento dedicato all’eroe nazionale albanese, inaugurato dal Presidente della Repubblica d’Albania.
I diversi momenti della giornata: l’accoglienza istituzionale, la presentazione dei materiali culturali, la consegna di libri e documenti, e il saluto finale nella sala comunale. Un clima di partecipazione, curiosità e rispetto reciproco ha accompagnato l’intero incontro.
La visita si è conclusa a Palazzo Greco, con la tappa alla Biblioteca comunale e la condivisione di volumi dedicati alla cultura arbëreshe. Un gesto che rafforza il ponte culturale tra Ururi e l’Albania, come sottolineato nel documento: “La cultura è un ponte. La nostra storia è la nostra identità” .
Il Sindaco Laura Greco ha ringraziato la delegazione, le docenti e tutti coloro che ogni giorno lavorano per custodire la memoria e le tradizioni arbëreshe. Una giornata che conferma il ruolo di Ururi come comunità viva, consapevole e profondamente legata alle proprie radici.



















