LARINO. Nelle scorse ore, l’atrio del Palazzo Ducale ha accolto Silvia di Paolo, figlia di uno dei larinesi più illustri, quel Paolo di Paolo, maestro della fotografia e ‘narratore’ di un’epoca, in un incontro intenso e ricco di emozioni, capace di intrecciare memoria, letteratura e vita.
Con il suo stile discreto, raffinato e profondamente umano, Silvia ha raccontato un’epoca e, attraverso di essa, un uomo. Un racconto lontano dalla celebrazione retorica, capace invece di restituire al pubblico la dimensione più autentica e intima di Paolo di Paolo, mettendo al centro non soltanto l’artista, ma soprattutto la persona, i suoi sentimenti, le sue fragilità, le sue speranze e le sue esperienze.
A guidare questo viaggio è stato Qualcosa dovrà succedere, il libro con cui Silvia di Paolo ha conquistato il Premio Opera Prima alla 97ª edizione del Premio Letterario Viareggio Rèpaci 2026. Un riconoscimento prestigioso che premia un’opera capace di andare oltre la semplice narrazione biografica e di trasformare una vicenda personale in una riflessione più ampia e universale sul senso della vita.
Attraverso le pagine del libro, Silvia ci permette di entrare con delicatezza nella vita di Paolo di Paolo, di avvicinarci alla sua storia e di scoprire, dietro l’immagine pubblica dell’artista, la complessità dell’uomo. È un viaggio nella memoria che non si limita a guardare al passato, ma che parla profondamente anche al nostro presente. Perché ogni vita custodisce molto più di ciò che appare.
Ed è forse proprio questo uno dei messaggi più preziosi emersi dalla serata: non possiamo scegliere tutto ciò che ci accade, né possiamo controllare il corso degli eventi. Possiamo però scegliere che cosa fare di ciò che la vita ci mette davanti, come affrontarlo, come trasformarlo, quale significato attribuirgli.
A volte attendiamo che accada qualcosa di straordinario per sentirci davvero felici, aspettando che sia il futuro a portarci quella possibilità che immaginiamo capace di cambiare tutto. E nel frattempo rischiamo di non accorgerci di ciò che già possediamo: delle persone che ci sono accanto, dei ricordi che ci appartengono, delle occasioni che la vita ci offre silenziosamente, delle piccole cose che, proprio perché quotidiane, finiscono per diventare invisibili.
Qualcosa dovrà succedere, allora, diventa anche una frase che parla a ciascuno di noi. Perché qualcosa, nella vita, prima o poi accade davvero. Ma non sempre arriva nella forma che avevamo immaginato. E spesso il compito più difficile non è aspettare ciò che verrà, ma imparare a riconoscere il valore di ciò che già c’è.
La serata con Silvia di Paolo, moderata dalla collega Annamaria Di Pietro dopo i saluti introduttivi dell’assessore alla cultura Iolanda Giusti, ha avuto proprio questo merito: attraverso la storia di un uomo e il ricordo di un padre, ha saputo parlare a tutti. Con misura, senza clamore, lasciando spazio alle emozioni e alle domande.
Un incontro che ha restituito alla comunità la memoria di un illustre concittadino e, nello stesso tempo, ha ricordato qualcosa di profondamente semplice e vero: la vita può sorprenderci, metterci alla prova, cambiare direzione e offrirci nuove possibilità. Sta a noi avere la sensibilità e il coraggio di riconoscerle.
(Grazie a Nicola Mastrogiuseppe per le fotografie)
















