URURI – È una tragedia che ha profondamente colpito la comunità di Ururi quella scoperta nelle prime ore di oggi, domenica 25 ottobre, in un’abitazione di via Marina, dove sono stati trovati senza vita Maria De Rosa, 91 anni, e il figlio Rino Di Virgilio, 60 anni.
A far scattare l’allarme sono stati alcuni vicini, insospettiti dal fatto che l’automobile dell’uomo fosse rimasta parcheggiata nello stesso posto per diversi giorni e che di madre e figlio non si avessero notizie. Da qui la segnalazione e l’intervento delle forze dell’ordine e dei soccorsi. Nell’abitazione, come già detto, sono arrivati i Carabinieri coordinati dal capitano della compagnia di Larino Vincenzo Bazzurri, i Vigili del fuoco, il personale del 118 e la Croce di San Gerardo. Sul posto anche il personale della Scientifica e l’équipe medico-legale per gli accertamenti necessari a ricostruire quanto accaduto.
A coordinare l’inchiesta è la sostituta procuratrice Cinzia Talamo della Procura di Larino. Prima della rimozione delle salme è stata effettuata l’ispezione cadaverica e i corpi sono stati trasferiti all’obitorio dell’ospedale San Timoteo, dove rimangono a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Al momento non risultano elementi che facciano pensare a una morte violenta. L’ipotesi investigativa sulla quale dovranno però essere effettuati tutti gli opportuni riscontri è quella di un decesso naturale dell’anziana e, successivamente, di un gesto estremo da parte del figlio. Saranno gli accertamenti medico-legali e le autopsie a chiarire con certezza le cause delle morti e, soprattutto, la loro eventuale successione temporale.
Un aspetto ancora da chiarire riguarda infatti il momento esatto dei due decessi. I corpi sono stati rinvenuti in ambienti diversi dell’abitazione: Maria si trovava sul divano al piano inferiore, mentre Rino è stato trovato in una stanza al piano superiore. L’anziana era coperta da un lenzuolo che, secondo una prima ricostruzione, potrebbe essere stato sistemato proprio dal figlio. Anche le differenti condizioni dei due corpi potrebbero fornire elementi utili agli investigatori, ma ogni valutazione definitiva spetterà ai medici legali.
Nel frattempo, a Ururi resta soprattutto il dolore per la perdita di due persone conosciute dalla comunità.
La sindaca Laura Greco, giunta sul posto appena appresa la tragica notizia, ha voluto ricordare Maria e Rino sottolineando un aspetto preciso della loro vita: la loro estrema riservatezza. «Non c’era alcuna forma di disagio sociale, erano proprio riservati», ha spiegato la prima cittadina, descrivendo due persone educate, poco inclini alle relazioni sociali e abituate a condurre un’esistenza lontana dai riflettori.
«Sicuramente una tragedia che colpisce la comunità», ha aggiunto Greco, ricordando come in un paese piccolo le persone siano conosciute da tutti, anche quando conducono una vita molto appartata.
Particolarmente significativo è il ricordo del rapporto tra madre e figlio. Secondo la sindaca, Maria e Rino avevano un legame «simbiotico» ed erano vissuti praticamente sempre insieme. Maria viene ricordata come una donna elegante, mentre Rino era descritto come un figlio molto presente, che si occupava delle necessità quotidiane della madre, usciva per fare la spesa e poi tornava a casa. Una vita semplice e riservata, dunque, scandita dalle abitudini quotidiane e dal forte legame familiare.
Il vice sindaco Emiliano Plescia cosi ha scritto sulla sua pagina Facebook “Di fronte alla tragedia che ha colpito Ururi, il silenzio, il rispetto e la sensibilità dovrebbero prevalere su tutto. Non è il momento di invadere gli spazi familiari, di formulare giudizi affrettati o di saltare a conclusioni personali senza conoscere i fatti. Tanto meno è il momento di trasformare il dolore altrui in un’occasione di visibilità o di esibizione personale.
Ci sono confini che, soprattutto davanti a una tragedia, dovrebbero essere invalicabili: quelli della dignità, della riservatezza e del rispetto per chi sta soffrendo. Una comunità vera non si misura dalla quantità di parole, dai commenti o dalle apparenze, ma dalla capacità di esserci con discrezione, di sostenere senza invadere, di comprendere senza giudicare e di rispettare senza secondi fini. Ururi ha bisogno di una coscienza collettiva autentica, fatta di umanità, solidarietà sincera e rispetto. Quello vero, che non cerca visibilità, non alimenta sospetti e non strumentalizza il dolore. Perché davanti a una tragedia, prima di ogni parola, viene la dignità delle persone. E prima di ogni giudizio, viene il rispetto”.
Anche il parroco don Michele Di Legge con un post su Facebook ha invitato la comunità alla preghiera e al silenzio scrivendo “Per la nostra comunità di Ururi toccata da un così grande dolore è il momento della preghiera per i credenti e del silenzio per i fratelli che non condividono il dono della fede”.
Ora sarà la magistratura, attraverso gli accertamenti coordinati dalla Procura di Larino, a dover ricostruire con precisione le ultime ore di Maria e Rino. Le autopsie dovranno stabilire le cause dei due decessi e permettere di comprendere se, come ipotizzato nelle prime ore dell’indagine, tra le due morti sia effettivamente trascorso un intervallo di tempo.
Nel piccolo centro molisano, intanto, resta lo sgomento per una vicenda che ha spezzato una famiglia e lasciato una comunità intera a interrogarsi su quanto accaduto dietro le porte di quella casa di via Marina.

















