I rappresentanti d’Istituto del Liceo Classico e Scientifico aderiscono alla mobilitazione del 23 ottobre insieme agli studenti dell’ITAEG “San Pardo”: «Non è un giorno senza scuola, ma una scelta di partecipazione»
LARINO. Non vogliono che la loro adesione allo sciopero venga liquidata come un semplice giorno lontano dai banchi. Gli studenti del Liceo Classico e Scientifico F. D’Ovidio di Larino hanno scelto di prendere posizione e, insieme ai ragazzi dell’ITAEG “San Pardo”, aderiranno alla mobilitazione del 23 ottobre, unendosi alle proteste che si stanno svolgendo a livello nazionale e locale.
A comunicarlo sono i rappresentanti d’Istituto Fabiana Biondi, Michele Arcari e Giuseppe Pio De Francesco, che spiegano le ragioni di una scelta che, nelle loro intenzioni, vuole portare al centro del dibattito le difficoltà con cui la loro generazione si confronta quotidianamente.
Sul tavolo ci sono innanzitutto il carovita e l’aumento generalizzato dei prezzi, a fronte di salari ritenuti sempre meno adeguati. Ma la protesta guarda anche alla sanità e alla scuola pubblica, considerate dai rappresentanti degli studenti due colonne portanti sulle quali costruire il futuro del Paese. A pesare, secondo i ragazzi, c’è inoltre il rincaro dei carburanti, che finisce per incidere non soltanto sulla mobilità, ma anche sui costi di trasporto e, a cascata, sul prezzo dei beni alimentari.
Questioni apparentemente lontane dalla quotidianità scolastica, ma che gli studenti rivendicano come proprie. Perché il costo della vita, la qualità dei servizi pubblici e le prospettive economiche del Paese riguardano direttamente anche chi oggi siede sui banchi di scuola e domani dovrà costruire il proprio futuro.
Ed è proprio su questo punto che i rappresentanti intendono mettere l’accento. «Scioperare significa prendere posizione, esprimere il proprio dissenso e chiedere ascolto», spiegano, rivendicando lo sciopero come un diritto e chiedendo che la scelta degli studenti venga considerata per ciò che vuole essere: una forma di partecipazione alla vita civile.
Il messaggio è netto: non un’assenza, ma una presa di parola.
Gli studenti chiedono infatti di non essere considerati spettatori passivi davanti alle decisioni che riguardano il presente e, soprattutto, il loro domani. «Siamo giovani cittadini», sottolineano, rivendicando la volontà di comprendere i problemi che attraversano la società e di contribuire, per quanto possibile, al cambiamento.
Una posizione che parte dalle scuole di Larino ma guarda oltre i cancelli degli istituti. Perché dietro le rivendicazioni sul carovita, sulla scuola, sulla sanità e sui rincari c’è una domanda più ampia: quanto spazio viene realmente dato ai giovani quando si decide del loro futuro?
I rappresentanti d’Istituto chiudono con due frasi che sintetizzano il senso della loro mobilitazione: «La nostra voce merita di essere ascoltata. Il nostro futuro merita attenzione».
E domani, 23 ottobre, quella voce proverà a farsi sentire.


















