LARINO. Il caso del canile di Piane di Larino continua a tenere alta l’attenzione sul tema della tutela e della gestione degli animali, non soltanto a livello locale, ma nazionale. Dopo il nostro articolo (Leggi il nostro precedente articolo: “Canile di Piane di Larino, confermate le misure adottate dall’Asrem per fronteggiare i casi di Leishmaniosi”), arriva una nuova presa di posizione.
Riceviamo l‘intervento di Maria Teresa Corsi, dell’Associazione Verdi Ambiente e Società – Settore Animali, che allarga il focus sulle adozioni di animali d’affezione oltre confine, sollevando interrogativi sulla tracciabilità dei trasferimenti, sui controlli sulle destinazioni e sulle garanzie a tutela degli animali.
Il fenomeno delle adozioni di animali d’affezione verso l’estero continua a suscitare interrogativi e preoccupazioni nel mondo della tutela animale. A riportare l’attenzione sulla questione è Maria Teresa Corsi, dell’Associazione Verdi Ambiente e Società – Settore Animali, che chiede maggiore attenzione da parte delle istituzioni e degli organi preposti al controllo del randagismo.
Secondo Corsi, il tema non sarebbe nuovo e sarebbe stato già affrontato in passato anche attraverso provvedimenti e circolari ministeriali. Al centro della denuncia c’è soprattutto la necessità di conoscere con certezza la destinazione degli animali, le condizioni del loro trasferimento e l’effettiva affidabilità di chi presenta una richiesta di adozione.
«Il fenomeno delle adozioni di animali d’affezione all’estero è attenzionato da anni», sottolinea Corsi, richiamando una circolare del 1993 dell’allora ministro della Sanità Maria Pia Garavaglia.
Nel mirino finiscono in particolare le movimentazioni internazionali di cani e altri animali da affezione, comprese quelle gestite attraverso associazioni, staffette e reti di volontariato. Corsi parla di un sistema nel quale, accanto alle tante realtà che operano correttamente e con autentico spirito di volontariato, potrebbero inserirsi anche situazioni poco trasparenti. La questione, secondo l’esponente dell’associazione, riguarda anche la movimentazione economica che ruota attorno alle adozioni: staffette, stalli, trasferimenti e altre attività che, a suo giudizio, necessiterebbero di controlli più stringenti e di maggiore trasparenza.
«L’animalismo è cambiato in peggio e i social hanno dato un grosso supporto a questo illecito commercio», sostiene Corsi, che chiede però soprattutto di riportare al centro della discussione il benessere degli animali. Uno dei punti maggiormente contestati riguarda infatti i lunghi trasferimenti internazionali.
«Stressare animali con interminabili viaggi chilometrici è maltrattamento animale», afferma Corsi, paragonando il fenomeno, sul piano della necessità di vigilanza, alle problematiche legate all’importazione e al commercio illegale di cuccioli.
La posizione espressa è netta: un’adozione dovrebbe avere come priorità assoluta la tutela dell’animale e la certezza che la nuova destinazione sia realmente idonea.
Corsi richiama inoltre il sistema italiano di tutela degli animali d’affezione, considerandolo un modello particolarmente avanzato, e contesta la possibilità che animali provenienti dal nostro Paese vengano trasferiti in realtà nelle quali, a suo giudizio, non sarebbero garantiti gli stessi livelli di protezione.
«Mandare animali dove non vengono in ugual modo difesi e protetti è un abominio», afferma, chiedendo agli Stati che ricorrono alle adozioni internazionali di affrontare prima di tutto il problema del proprio randagismo.
Da qui la richiesta di una maggiore assunzione di responsabilità da parte delle amministrazioni locali. L’appello è rivolto in particolare ai Sindaci e agli organi tecnici competenti nella gestione del randagismo, affinché venga prestata maggiore attenzione alle richieste di adozione e soprattutto alle destinazioni finali degli animali.
«Ben vengano iniziative delle Asl che monitorano il fenomeno», sottolinea Corsi. La proposta è quella di rendere più rigorosa la procedura: chi intende adottare un animale dovrebbe presentarsi personalmente, fornire le proprie generalità e consentire una verifica effettiva delle condizioni nelle quali l’animale andrà a vivere.
Secondo Corsi, inoltre, sarebbe necessario verificare attraverso gli organi competenti anche le credenziali dei richiedenti direttamente nei territori di destinazione, evitando che la procedura si riduca a un semplice scambio di documenti o a una pratica burocratica. Il punto centrale della denuncia non è, dunque, l’adozione in sé, ma la necessità che ogni trasferimento sia tracciabile, verificabile e realmente finalizzato al benessere dell’animale.
Per Corsi occorre distinguere nettamente tra il volontariato autentico, che ogni giorno si occupa con sacrificio degli animali in difficoltà, e qualsiasi eventuale attività che possa trasformare l’adozione in un business. «Questo business delle adozioni deve finire quanto prima», conclude.
Una presa di posizione forte che riapre una questione delicata: come garantire che la solidarietà verso gli animali non lasci spazio a fenomeni speculativi e che ogni adozione, soprattutto quando attraversa i confini nazionali, sia accompagnata da controlli a adeguati e dalla massima tutela per l’animale.


















