LARINO. Sulla vicenda del canile alle Piane e, in particolare, sulla circostanza degli animali trasferiti all’estero, arriva anche la presa di posizione dell’associazione PAN – Protezione Animali e Natura, realtà animalista e ambientalista senza scopo di lucro che da anni è impegnata sul territorio nella tutela degli animali e nella lotta al randagismo.
A intervenire è Lucia Fiore, responsabile dell’associazione PAN di Catania, che parte proprio dall’esperienza maturata quotidianamente dai volontari nel contrasto al fenomeno del randagismo.
“Un impegno improrogabile, sempre urgente ed in emergenza”, sottolinea Fiore, ricordando come l’associazione sia costantemente impegnata nel monitoraggio degli animali randagi e di quelli abbandonati, con interventi di sterilizzazione, spesso effettuati presso ambulatori privati, e successiva ricerca di adozioni.
Un’attività che, evidenzia la responsabile della PAN, comporta costi e un notevole impegno da parte dei volontari, chiamati a mettere a disposizione tempo, mezzi e risorse economiche. L’obiettivo è sottrarre quanti più animali possibile ai rischi della strada, dalle malattie agli avvelenamenti e ai maltrattamenti.
L’associazione organizza inoltre con frequenza banchetti per le adozioni di cani e gatti, ospitati in strutture o provenienti da situazioni di abbandono e disagio, presso centri commerciali e negozi di articoli per animali. Un lavoro che, secondo la PAN, punta soprattutto a favorire adozioni in loco o comunque all’interno della regione e, al massimo, sul territorio nazionale.
Ed è proprio sulle adozioni internazionali che l’associazione manifesta le proprie perplessità.
“La PAN è contraria alle adozioni internazionali non sufficientemente controllate, non seguite nel tempo e sul territorio”, afferma Fiore, richiamando anche le difficoltà legate alle lunghe percorrenze, agli aspetti burocratici e legislativi e allo stress che i trasferimenti possono comportare per gli animali.
Una posizione che si inserisce nel dibattito nato attorno al trasferimento di alcuni cani all’estero e che solleva interrogativi sulla necessità di garantire tracciabilità, controlli e verifiche sul destino degli animali dopo l’adozione.
Nel suo intervento la responsabile della PAN richiama anche l’attenzione su alcune vicende nelle quali, in passato, sarebbero state avviate indagini e presentate denunce relative a presunti traffici di animali. L’associazione chiede quindi di fare chiarezza sull’esito di queste iniziative e sui controlli effettuati.
Fiore parla inoltre del rischio che quello che definisce il “business del randagismo” possa alimentare trasferimenti di animali da un territorio all’altro, fino ad arrivare alle cosiddette “deportazioni”, qualora non siano accompagnati da adeguati controlli e da una reale attività di monitoraggio.
Per la PAN, tuttavia, il problema va affrontato alla radice. “Il randagismo è una piaga”, sostiene l’associazione, secondo la quale la soluzione non può essere semplicemente quella di spostare gli animali da un territorio all’altro, tanto meno oltre i confini nazionali.
La strada indicata è quella di una collaborazione strutturata tra istituzioni, ricerca scientifica, associazioni e volontari, con interventi mirati alla prevenzione, alle sterilizzazioni, alla corretta gestione degli animali e alle adozioni realmente controllate.
L’intervento della PAN aggiunge dunque un ulteriore tassello alla discussione sul canile alle Piane e sulla gestione degli animali, riportando al centro del dibattito una questione che va oltre il singolo caso: come garantire che ogni trasferimento e ogni adozione rappresentino davvero una soluzione sicura e definitiva per gli animali coinvolti.


















