Maria è un nome di fantasia, ma la storia che raccontiamo è vera.
LARINO. Il 5 settembre la vita di Maria è cambiata in pochi istanti. Un incidente in moto le ha provocato la frattura di due vertebre, costringendola a fermarsi improvvisamente e ad affrontare una situazione che, fino a quel momento, non avrebbe mai immaginato di dover vivere.
Dopo alcuni giorni di ricovero presso l’ospedale di Isernia, Maria è stata trasferita all’ospedale di Comunità del centro frentano dove si trova tuttora. E’ stata sottoposta ad ulteriori accertamenti per verificare le condizioni delle vertebre e per seguire un percorso personalizzato di riabilitazione.
Una frattura vertebrale comporta immobilità, dolore, difficoltà nei movimenti e la necessità di essere seguiti e assistiti. Nel suo caso, la prognosi prevede almeno 30 giorni di immobilizzazione. Un periodo lungo e tutt’altro che facile da gestire a casa, anche per le possibili complicanze legate alla postura e per la necessità di un’assistenza costante. È proprio vivendo questa esperienza che Maria ha compreso ancora di più quanto siano importanti quelle strutture che si collocano tra l’ospedale e il ritorno alla propria quotidianità.
E così ha deciso di raccontare la sua esperienza, perché, dice, “è giusto parlare anche della sanità che funziona”.
L’UDI di Larino, oggi Ospedale di Comunità, rappresenta infatti una struttura di cura intermedia pensata proprio per accompagnare i pazienti in una fase delicata del loro percorso: garantisce tutela medica e assistenza infermieristica continuativa, 24 ore su 24, prima del rientro al domicilio o dell’eventuale trasferimento presso un altro reparto o una diversa struttura. Una funzione importante, che Maria ha potuto sperimentare e sperimenta direttamente. Ma ciò che più l’ha colpita, al di là dell’organizzazione e della struttura, sono state le persone.
Il reparto è stato rinnovato nel mese di luglio, diventando Ospedale di Comunità, con all’interno anche la Casa della Comunità. Un ambiente rinnovato e accogliente che Maria descrive con piacere. Ma, soprattutto, un luogo dove ha trovato qualcosa che per un paziente vale forse ancora di più: attenzione e umanità.
Per questo il suo primo pensiero va al dottor Claudio Lomma, responsabile del reparto, al quale Maria vuole rivolgere un ringraziamento particolare. E insieme a lui vuole ringraziare tutto il personale infermieristico, gli Operatori socio-sanitari, gli addetti alle pulizie e il personale che si occupa della distribuzione dei pasti. Per Maria, nessuno si limita semplicemente a svolgere il proprio lavoro.
Ci sono una parola di conforto, un sorriso, una domanda, un gesto di attenzione. Piccole cose che, per chi si trova improvvisamente fragile, immobilizzato e lontano dalla propria normalità, diventano grandi. “Vanno tutti oltre il loro ruolo”, racconta Maria. E lo fanno non soltanto con lei, ma anche con i pazienti che affrontano situazioni ancora più complesse e convivono con più patologie. È questa la ragione per cui Maria ha sentito il bisogno di raccontare la propria esperienza.
Perché quando si parla di sanità si tende spesso a mettere in evidenza ciò che non funziona, le difficoltà, le carenze e i problemi. Tutto questo è importante e deve essere raccontato. Ma è altrettanto importante riconoscere e valorizzare le realtà in cui la sanità riesce a dare risposte concrete e, soprattutto, umane.
La storia di Maria è anche questo: la storia di una donna che, dopo un incidente che ha stravolto la sua quotidianità, ha trovato in una struttura sanitaria non soltanto cure e assistenza, ma persone capaci di starle accanto. E allora il suo messaggio è semplice, ma sincero:
grazie.
Grazie al dottor Claudio Lomma.
Grazie agli infermieri.
Grazie agli Operatori socio-sanitari.
Grazie agli addetti alle pulizie.
Grazie a chi ogni giorno prepara e distribuisce i pasti.
Grazie a tutti coloro che, con professionalità e umanità, si prendono cura dei pazienti.
Perché una buona sanità non è fatta soltanto di apparecchiature, strutture e protocolli. È fatta anche — e soprattutto — di persone che sanno prendersi cura di altre persone. E Maria, oggi, sente di aver incontrato proprio questo presso la Casa della Comunità Vietri di Larino.


















