La procuratrice di Larino Elvira Antonelli interviene dopo le numerose indiscrezioni: «I magistrati parlano solo attraverso i propri scritti». La morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, 15 anni, è al centro di un’inchiesta per duplice omicidio premeditato
PIETRACATELLA – La Procura della Repubblica di Larino sceglie ancora una volta la linea del massimo riserbo sul giallo che ha sconvolto Pietracatella e che, da mesi, tiene accesi i riflettori su una delle vicende giudiziarie più complesse del Molise.
A prendere posizione è la procuratrice Elvira Antonelli, che interviene dopo le numerose richieste di chiarimenti e le diverse ricostruzioni apparse sulla stampa e nei servizi televisivi. Il messaggio è diretto: la Procura non intende commentare indiscrezioni né fornire elementi sull’attività investigativa in corso.
«Rispondo, una volta per tutte, alle numerose, insistenti e talora pruriginose domande che non sempre hanno la finalità di fare corretto giornalismo», afferma Antonelli. E sul tema più discusso nelle ultime settimane aggiunge una precisazione inequivocabile: «Dalla Germania non sono pervenuti risultati».
Una frase che assume particolare rilievo alla luce delle attività investigative condotte anche con il coinvolgimento di esperti tedeschi. Nei mesi scorsi, infatti, erano stati effettuati sopralluoghi nell’abitazione di Pietracatella con specialisti tedeschi, Polizia e personale della Scientifica, nell’ambito degli accertamenti sulla possibile presenza di tracce di ricina. Al centro dell’inchiesta ci sono le morti di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, una famiglia molto conosciuta nella comunità di Pietracatella.
Sara frequentava il liceo classico. Antonella, che aveva da poco compiuto cinquant’anni, affiancava il marito Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco del paese, nella sua attività professionale. La famiglia aveva anche una figlia maggiore, Alice, che al momento dei primi malori non si trovava in casa. La tragedia si consumò durante le festività natalizie del 2025. Antonella, Sara e Gianni accusarono malori con nausea, vomito e dolori addominali e si recarono al pronto soccorso. In una prima fase si ipotizzò un’intossicazione alimentare o una gastroenterite.
Il 26 dicembre la situazione tornò a peggiorare. Il 27 dicembre Sara e la madre furono nuovamente portate in ospedale. Le condizioni della ragazza precipitarono rapidamente: Sara morì la sera del 27 dicembre. Antonella morì poche ore dopo, nella mattina del 28 dicembre. Gianni e la figlia maggiore Alice sopravvissero. Il 10 gennaio, Pietracatella si fermò per i funerali di madre e figlia. Palloncini bianchi e rossi accompagnarono l’uscita delle bare dalla chiesa. I compagni di scuola di Sara la ricordarono con parole di affetto e commozione, mentre l’intera comunità partecipò al lutto.
Il quadro investigativo è successivamente cambiato radicalmente. Gli accertamenti tossicologici hanno evidenziato, nei campioni biologici di Antonella e Sara, elementi compatibili con una intossicazione acuta da ricina, con un elevato grado di probabilità tecnico-scientifica. Per Gianni Di Vita, invece, gli esami ematici hanno dato esito negativo alla ricina, risultato che i consulenti hanno ritenuto compatibile sia con l’assenza della sostanza al momento del prelievo sia con una possibile degradazione dell’analita dovuta al tempo trascorso. La Procura ha precisato che le risultanze tossicologiche dovevano essere confrontate con gli ulteriori accertamenti autoptici.
La scoperta della ricina ha trasformato una tragedia inizialmente ricondotta a una possibile intossicazione alimentare in un’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, al momento contro ignoti. La Procura ha inoltre mantenuto aperto un distinto filone relativo alle condotte sanitarie successive ai malori, nel quale risultano indagati cinque medici per omicidio colposo.
A maggio la stessa procuratrice Antonelli aveva sottolineato che non vi erano, all’epoca, né sospettati né indagati per il duplice omicidio e che sarebbero serviti tempo e ulteriori elementi per arrivare a conclusioni certe. Le indagini hanno interessato persone informate sui fatti, dispositivi elettronici, abitazioni e altri possibili elementi utili alla ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Antonella e Sara.
Nel luglio scorso erano arrivati in Molise gli esperti tedeschi incaricati di partecipare ai sopralluoghi nella casa di Pietracatella, alla ricerca di eventuali tracce della sostanza. A settembre, tuttavia, la Procura aveva già chiarito che la relazione dei consulenti tedeschi non era stata depositata, spiegando che le attività erano «numerose e complesse» e prospettando anche richieste di proroga dei termini della consulenza. Ed è proprio su questo punto che le parole odierne della procuratrice assumono particolare importanza.
Antonelli prende atto del fatto che molte informazioni pubblicate dagli organi di stampa provengano da «fonti qualificate» e che siano stati riportati anche brani dei suoi stessi scritti. «Le vostre fonti sono, dunque, certe», osserva la procuratrice, rivolgendosi implicitamente a chi sta seguendo l’inchiesta attraverso fonti proprie.
Ma il richiamo successivo è netto: «I Magistrati parlano solo attraverso i propri scritti e i processi si celebrano nelle aule di giustizia».
Una posizione che la Procura collega direttamente alla delicatezza dell’indagine. «Siamo in indagini ed è massima l’esigenza di tutela del segreto investigativo, della memoria delle vittime e della dignità delle persone», afferma Antonelli.
Il riferimento alla memoria delle vittime riporta inevitabilmente al cuore della vicenda: una madre e una figlia morte a distanza di poche ore, una comunità ancora profondamente segnata e una domanda alla quale gli investigatori stanno cercando di dare una risposta: come e perché Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita siano state esposte alla ricina e chi possa averla utilizzata. Domande alle quali, allo stato, non corrisponde ancora una risposta giudiziariamente definitiva.
La procuratrice chiede quindi agli organi di informazione di fare riferimento alle fonti già disponibili e conosciute, senza aspettarsi dalla Procura ulteriori conferme o anticipazioni. «Chiedo pertanto, cortesemente, di voler fare riferimento alle fonti a voi già note e disponibili», afferma.
E conclude con una frase che sintetizza la linea scelta dall’ufficio inquirente: «La Procura non rilascia dichiarazioni e non fornisce elementi che la nobile arte del giornalismo conosce come apprendere». Il messaggio è dunque chiaro: l’indagine continua, ma saranno gli atti giudiziari e gli eventuali risultati investigativi formalmente acquisiti a stabilire ciò che è accaduto a Pietracatella.
Per ora, il dato certo resta quello emerso dagli accertamenti scientifici: Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara morirono dopo un’esposizione alla ricina ritenuta compatibile, con elevato grado di affidabilità tecnico-scientifica, con un’intossicazione acuta. Il resto è ancora oggetto di indagine.


















