LARINO. «Noi siamo fragili ontologicamente». È da questa consapevolezza che Matteo Saudino ha fatto partire, questa sera a Larino, la sua riflessione su “La forza della fragilità”, secondo appuntamento delle Conversazioni filosofiche per il nostro tempo, il ciclo di incontri promosso dalla Città di Larino d’intesa con la Città di Guglionesi e la Provincia di Campobasso.
Per la seconda volta, dopo l’incontro di l’altra sera e quello due anni fa, il professore torinese ha incontrato il pubblico molisano portando, questa volta nella splendida cornice dell’atrio di Palazzo Ducale, il suo modo diretto, appassionato e provocatorio di fare filosofia.
Saudino insegna Filosofia e Storia al Liceo Gioberti di Torino e ha collaborato con l’Università di Torino nella formazione degli insegnanti. Ma è soprattutto conosciuto dal grande pubblico come BarbaSophia, il nome del suo seguitissimo canale YouTube nel quale filosofia e storia diventano strumenti per leggere il presente, interrogare la società e riflettere su politica, scuola, diritti e giustizia sociale. Il canale ha superato i 60 milioni di visualizzazioni.
Divulgatore, scrittore e conferenziere, Saudino ha pubblicato diversi libri, tra cui La filosofia non è una barba, Ribellarsi con filosofia e Sofia Express. Nel 2025 è uscito per Einaudi Anime fragili, un viaggio attraverso le vulnerabilità dell’uomo contemporaneo, nel quale Platone e Aristotele diventano strumenti per interrogare solitudine, inquietudine, tecnologia e crisi del presente. È dunque arrivato a Larino con un tema che si lega profondamente anche al suo lavoro più recente: la fragilità come condizione costitutiva dell’essere umano.
A introdurre la serata è stato don Antonio Sabetta, prima che la parola passasse a Saudino, che ha affrontato il tema partendo dalla condizione stessa dell’uomo.
Siamo fragili perché moriamo. Siamo fragili perché siamo esposti al dolore, alla perdita, all’incertezza. Ma anche perché la libertà, che consideriamo una delle nostre più grandi conquiste, può diventare un peso. Essere liberi significa scegliere e, soprattutto, assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Non c’è un copione già scritto al quale affidare completamente la propria esistenza. La consapevolezza della fragilità, dunque, non deve produrre rassegnazione. Al contrario, deve spingerci a reagire, a rimboccarci le maniche. Anche perché, nella prospettiva proposta dal professore, non esiste necessariamente un senso della vita già pronto e uguale per tutti.
E proprio qui entra in gioco la responsabilità individuale. Saudino mette quindi in discussione alcune delle grandi illusioni sulle quali abbiamo costruito la società contemporanea, definite provocatoriamente “divinità farlocche”.
La prima è il denaro.
L’idea che l’avere possa garantire sicurezza e felicità è una delle grandi illusioni dell’Occidente. Il riferimento è ad Aristotele e alla necessità di non costruire la propria vita sul possesso. Prima viene l’essere.
«Solo chi è può avere»: una formula che rovescia la logica di una società nella quale troppo spesso il valore della persona sembra essere misurato da ciò che possiede.
L’altra grande divinità contemporanea è la tecnologia.
Anche ad essa affidiamo la promessa di superare i nostri limiti. Ma proprio nel tentativo di cancellare ogni fragilità rischiamo di smarrire ciò che ci rende umani.
La fragilità riguarda anche il corpo, il desiderio, la sessualità, le relazioni. E in una società che pretende prestazioni sempre maggiori il rischio è quello di arrivare a essere arretrati rispetto alle macchine, proprio perché incapaci di accettare la nostra natura umana. La risposta di Saudino è allora apparentemente paradossale: accettare le nostre fragilità è il primo passo per essere forti. Non negare il limite, ma riconoscerlo. Non inseguire l’invulnerabilità, ma comprendere che la vulnerabilità appartiene alla condizione umana.
C’è poi un’altra fragilità, quella del tempo. Per affrontare la nostra condizione occorre tempo: per pensare, per fermarsi, per costruire relazioni, per conoscersi. Ma il tempo contemporaneo è sempre più frammentato, spezzettato, consumato dalla velocità e dalla continua rincorsa.
Ed è qui che Saudino ricorre alla mitologia: Zeus ha ucciso Kronos. Una metafora che diventa un invito a riprendere possesso del proprio tempo, sottraendolo alla frammentazione e alla logica della prestazione permanente. Poi arriva una delle immagini più forti della serata. «Noi tutti siamo cammelli».
Il cammello porta il peso, sopporta, accetta. È l’uomo che si carica sulle spalle ciò che gli viene imposto. Ma non possiamo rimanere cammelli. Occorre trovare il coraggio di ribellarsi. Liberare il leone. Una riflessione che Saudino ha rivolto soprattutto ai giovani. «I giovani in questo Paese sono morti», una frase volutamente provocatoria per denunciare la difficoltà di una generazione alla quale troppo spesso vengono sottratti futuro, prospettive e capacità di immaginare.
La risposta non può essere la rassegnazione. Bisogna liberare il leone che è nei giovani, restituendo loro la possibilità di pensare, scegliere, contestare e costruire. E per farlo serve anche la speranza. Non una speranza ingenua, ma un atto di fiducia: la scelta di continuare a credere nella possibilità di cambiare anche quando non esistono garanzie.
L’ultima provocazione di Saudino assume così un significato apertamente civile e politico: vivere un nuovo 8 settembre, recuperando il senso della liberazione e della responsabilità collettiva e tornando a costruire una Repubblica democratica nella quale i cittadini siano protagonisti e non semplici spettatori.
È questo il filo che ha attraversato la serata di Larino. Riconoscere la propria fragilità non significa arrendersi. Significa smettere di nasconderla. Perché l’uomo non diventa forte quando riesce a cancellare i propri limiti. Diventa forte quando li riconosce e decide, nonostante quei limiti, di agire. E così la filosofia di Saudino torna alla sua immagine più efficace: siamo tutti cammelli, ma dentro di noi c’è un leone che aspetta di essere liberato.
È questa, in fondo, la forza della fragilità di cui Saudino ha parlato questa sera a Larino.
Domani, pomeriggio, a Guglionesi ultima tappa delle Conversazioni filosofiche per il nostro tempo. Sempre il professore Matteo Saudino, dopo l’introduzione di don Antonio Sabetta si soffrmerà sul tema: La Costituzione: l’anima del nostro vivere insieme. Appuntamento alle ore 18:30 in Viale Carlo Maglio.

















