Macerie, fondazioni e piloni saranno rimossi con mezzi robotizzati e gru di grande potenza. Il dragaggio dell’area entro giugno 2027, le campate crollate via entro agosto. Per la Procura l’intervento sarà decisivo anche per accertare le cause del cedimento costato la vita a Domenico Racanati
LARINO. È un intervento imponente, complesso e destinato a durare mesi quello che attende il ponte sul fiume Trigno, crollato il 2 aprile 2026 e divenuto teatro di una delle vicende più drammatiche e delicate degli ultimi mesi sul fronte della sicurezza della viabilità molisana. Nel crollo perse la vita Domenico Racanati. Il suo corpo, nonostante le operazioni di ricerca effettuate nei giorni scorsi nell’area adiacente al ponte, non è stato rinvenuto.
A fare il punto sul procedimento e, soprattutto, sulle prossime operazioni è stata la stessa Procuratrice Elvira Antonelli che ha comunicato l’esito dell’incontro svoltosi questa mattina tra i magistrati impegnati nel caso, il coordinatore della struttura commissariale ANAS per la ricostruzione del ponte, un ingegnere e un geologo, i consulenti tecnici della Procura e i rappresentanti del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco.
Al centro della riunione, la progettazione dell’intervento di rimozione controllata delle macerie e la definizione del cronoprogramma dei lavori.
Un intervento senza precedenti nell’area del crollo
Il lavoro che si prospetta è tutt’altro che ordinario. L’intero viadotto dovrà essere interessato da una complessa attività di smontaggio e rimozione: impalcati, pile e strutture di fondazione saranno progressivamente eliminati attraverso procedure controllate. Per la segmentazione delle parti in cemento armato è previsto l’impiego di mezzi meccanici robotizzati, mentre per la movimentazione saranno necessarie gru e mezzi di trasporto di elevata potenza.
Una delle principali difficoltà è rappresentata proprio dal fiume. L’alveo, nella zona in cui sono crollati i piloni, è particolarmente profondo. Per questo motivo le operazioni dovranno essere realizzate garantendo la massima sicurezza per gli operatori e per i mezzi impiegati. La soluzione attualmente prevista contempla dunque la deviazione temporanea del corso d’acqua, attraverso strutture provvisorie, le cosiddette “ture”, che saranno protette da massi di grande diametro.
Sul tavolo anche l’ipotesi di sollevare le campate
Non è ancora esclusa una soluzione alternativa- continua la procuratrice Antonelli – È infatti allo studio la possibilità di procedere al sollevamento delle campate crollate. Un’operazione che, tuttavia, presenta notevoli difficoltà tecniche e non è priva di rischi.
La distanza tra le sponde del Trigno e il punto in cui si trovano le strutture crollate renderebbe necessario l’impiego di mezzi particolarmente sofisticati. Saranno quindi le valutazioni tecniche e di sicurezza a determinare quale soluzione potrà essere concretamente adottata.
Il calendario: novembre 2026, giugno e agosto 2027
Il cronoprogramma delineato dalla Procura fotografa un intervento destinato a svilupparsi nell’arco di diversi mesi.
La cantierizzazione dell’area è prevista entro la metà di novembre 2026. Prima, però, sarà necessario ottenere le autorizzazioni richieste e predisporre tutti i mezzi indispensabili per l’intervento. Il secondo passaggio sarà il dragaggio completo dell’area interessata, che secondo le previsioni dovrebbe essere concluso entro giugno 2027. Infine, entro agosto 2027, dovrebbe essere completata la rimozione delle campate crollate.
Una tabella di marcia necessariamente condizionata dalla complessità delle operazioni e dalle esigenze di sicurezza che caratterizzano un’area sottoposta anche alle esigenze investigative della magistratura.
L’area resterà sotto il controllo della Procura
Particolarmente significativo, in questo quadro, il ruolo dell’autorità giudiziaria. Il dissequestro dell’area interessata dal crollo sarà infatti temporaneo – aggiunge la Antonelli – così da permettere lo svolgimento degli interventi. Diventerà definitivo soltanto con la rimozione delle campate crollate. E proprio la rimozione delle macerie rappresenta un passaggio fondamentale anche per l’inchiesta.
I consulenti tecnici della Procura dovranno infatti acquisire elementi materiali e tecnici delle fondazioni e delle pile del ponte interessate dal crollo. L’obiettivo è quello di ricostruire quanto accaduto e accertare le cause del cedimento. In altre parole, ciò che verrà rimosso non sarà soltanto un ostacolo fisico alla ricostruzione del ponte: nelle strutture, nelle fondazioni e nei materiali potrebbe trovarsi una parte importante delle risposte che gli investigatori stanno cercando.
I costi: 6,5 milioni per l’intero viadotto
Anche il capitolo economico restituisce la dimensione dell’intervento. Secondo una prima stima comunicata dalla Procura, la sola rimozione delle campate crollate avrebbe un costo di circa un milione di euro. Ben più elevata la cifra prevista per la rimozione dell’intero viadotto: circa 6,5 milioni di euro. Numeri che danno la misura della complessità tecnica dell’operazione che dovrà essere affrontata sul Trigno.
Il nodo resta quello delle cause del crollo
Dietro il lungo cronoprogramma, le difficoltà tecniche e le cifre milionarie resta però la domanda centrale: perché quel ponte è crollato? È questa la questione sulla quale dovrà fare luce l’attività della Procura.
Il cedimento del 2 aprile 2026 non ha infatti provocato soltanto un grave danno a un’arteria strategica per il Molise e per la viabilità nazionale. Ha avuto una conseguenza ancora più drammatica: la morte di Domenico Racanati. Ora la rimozione del viadotto entra in una nuova fase. Una fase che sarà insieme ingegneristica e giudiziaria. Mentre i mezzi lavoreranno per liberare il fiume dalle imponenti strutture di cemento, i consulenti della Procura cercheranno nelle fondamenta e nei piloni gli elementi necessari a ricostruire la storia di quel crollo.
E, soprattutto, a stabilire che cosa abbia trasformato un ponte destinato a garantire un collegamento essenziale in una tragedia costata una vita.

















