di Regina Cosco e Nicola De Francesco
SANTA CROCE DI MAGLIANO. Parla la madre del quattordicenne di Santa Croce di Magliano vittima di un’aggressione da parte di un gruppo di coetanei minorenni- dopo la diffusione del video delle percosse realizzato e messo in rete da chi era presente con i bulli, ha voluto affidare alla nostra redazione una toccante dichiarazione che valga anche da appello alla comunità locale.
Ha, ancora, voluto affidarci una lettera destinata al figlio, che sia di dominio pubblico, a riprova di cosa significhi ritrovarsi in una situazione così delicata e complessa.
La giovane madre ha ricostruito la drammaticità del grave episodio, aggiungendo ulteriori dettagli al racconto.
Qui si riporta quanto da lei dichiarato:

Da madre ferita e da cittadina indignata, voglio raccontare quanto accaduto alla redazione di nelmolise.it perché so che molti dei lettori di questa testata giornalistica sono miei concittadini, e non solo.
La notizia dell’aggressione subìta da mio figlio è arrivata a chiunque, sono stata io stessa a dare il consenso ad alcune testate locali di poter ricondividere il video dell’aggressione.
Tutti devono vedere! Di fatti, non capisco perché il primo cittadino abbia chiesto sui social di evitare un processo mediatico dimenticandosi di esprimerci pubblicamente vicinanza.
Non capisco perché l’integrità delle istituzioni e l’immagine da preservare debbano sempre venire prima di tutto il resto.
Non capisco perché tutto debba ridursi a un fatto politico, persino la solidarietà espressa a mio figlio da molti santacrocesi, molti dei quali hanno messo in evidenza altri episodi, è stata letta come strumentalizzazione da parte dell’opposizione.
Mio figlio ha rischiato di morire e questo è un episodio che deve riguardare tutti, non è un problema che deve essere affrontato solo nelle “sedi opportune” ma è un problema collettivo. Atti vandalici, minacce ai commercianti, spintoni agli anziani che passeggiano per il corso, l’aggressione a un soggetto fragile qualche tempo fa di cui nessuno ha parlato pubblicamente.
Spero che all’incontro in programma con la cittadinanza, anche dopo i fatti accaduti, la comunità sia partecipe, perché se i primi a non credere agli incontri pubblici sono proprio i nostri amministratori, poi non dobbiamo meravigliarci di ciò che accade. Bisogna agire con i fatti.
Le immagini del video dell’aggressione a mio figlio, girato fra l’altro da chi era presente e non ha prestato soccorso, parlano da sole.
È necessario che si sappia cosa si sta verificando in un paese come Santa Croce, il paese dove vivo e che fino a qualche tempo fa credevo fosse un posto tranquillo.
Sono madre di tre figli maschi che ho cresciuto, si può dire da sola e con il sostegno dei nonni, in quanto mio marito da anni lavora all’estero. Ho altri due figli, uno maggiorenne ed un altro minorenne.
Pur di non farli mai mancare nulla, mi sono sempre rimboccata le maniche, facendo anche più di un lavoro. E si sa, non è facile educare i propri figli, soprattutto quanto si tratta dei maschietti, ma provo a farlo ogni giorno. Senza riserve. Mi sono sempre mostrata collaborativa con le insegnanti, anche quando c’erano problemi, curandomi del loro rendimento scolastico ma soprattutto preoccupandomi del loro comportamento.
Poi ti accade l’inenarrabile e tutto si fa più difficile del solito: a mio figlio è stata tesa una trappola dai suoi coetanei, un incontro che doveva essere una resa dei conti evidentemente. Lo hanno accerchiato, minacciato, sottoponendolo a una specie di interrogatorio, a cui non ha avuto né tempo, né il modo di replicare. Lo hanno brutalmente pestato fino a rischiare la vita. E dopo averlo picchiato, hanno ingiustamente deriso.
Ma vorrei procedere con ordine, per far capire a tutti cosa è successo.
Mio figlio frequenta l’istituto tecnico agrario ‘San Pardo’ di Larino, per comodità abbiamo optato per il convitto. Rientra a Santa Croce nel fine settimana. Durante la settimana, prima dell’aggressione, durante una sua interrogazione, uno dei minorenni coinvolti nell’aggressione lo ha preso in giro. Mio figlio lo ha invitato a smettere, la docente che era presente in classe ha rimproverato questo ragazzo che, evidentemente, aveva già in mente di deriderlo e non l’avrà preso bene, il fatto di essere ripreso.
Una volta rientrato in paese, la sera del sabato, mio figlio si è recato al catechismo per il corso di cresima.
Poco prima delle ore 20.00, uno dei quattro minori coinvolti nell’aggressione, è andato a chiamarlo in chiesa e lo ha condotto su via Roma, luogo dell’aggressione.
Lo hanno accerchiato, messo con le spalle al muro, interrogato, ed è partito un primo schiaffo. Poi tutta quella brutalità che abbiamo visto dal video. Considero responsabili anche quelli che erano presenti e non hanno prestato soccorso mentre mio figlio stava a terra, c’erano anche delle ragazzine mentre gli altri saltavano sul corpo di mio figlio che non ha avuto nemmeno la possibilità di difendersi.
Quando, per le 20.30, mio figlio è rientrato a casa a fatica l’ho notato malmesso, dolorante. Mi ha detto di non preoccuparmi, ma avevo capito che qualcosa non andasse. Al mattino seguente ci siamo recati al pronto soccorso del San Timoteo a Termoli, perché si è svegliato con forti dolori alla testa, lividi e lamentava il fatto di non riuscire a sentire bene. Dall’esame audiometrico è risultato che non sente più bene, c’è una frattura del timpano.
Psicologicamente, un vero e proprio trauma.
Faccio ancora fatica a interiorizzare ciò che è successo a mio figlio, tanto più quando mi sono ritrovata con una delle madri dei minorenni coinvolti che mi ha chiesto, implicitamente, di ritirare la denuncia.
Per il resto, nella totale indifferenza, nessuno degli altri genitori si è preoccupato di informarsi sullo stato di salute di mio figlio. Nessuno che mi ha fatto una telefonata.
In tutto ciò, mio figlio continua a ricevere messaggi intimidatori sul telefono – da parte di uno dei bulli – in cui si chiede di dire alla madre, a me, di ritirare la denuncia fatta ai carabinieri.
Io andrò avanti per le vie legali, e se necessario, se questa storia non troverà una risoluzione, la mia battaglia non si fermerà qui. Non è fatto di pochi, è un fatto che riguarda tutti.


















