LARINO. L’amico Massimo Starita torna a raccontare il mistero. E lo fa ancora una volta partendo dalla sua amata Larino, da quel Molise spesso silenzioso e appartato che nei suoi romanzi smette di essere semplice sfondo per diventare anima viva della narrazione. Con Luisa, (Casa editrice Ctl Livorno come gli altri, collana curata da Alberta Marubi) quinto romanzo giallo dello scrittore larinese, l’autore conferma una qualità narrativa rara: la capacità di trasformare l’ordinaria normalità in tensione, i sentimenti in inquietudine, i paesaggi in personaggi.
Il nuovo romanzo si muove tra ombre psicologiche e atmosfere dense di sospensione. Il Molise descritto da Starita è una terra antica, quasi immobile nel tempo, fatta di luoghi dimenticati, silenzi, tradizioni e verità nascoste. Un’apparente tranquillità che viene improvvisamente incrinata dall’arrivo di Luisa, archeologa proveniente da Trento, figura enigmatica e centrale attorno alla quale si spezzano equilibri fragili e si accendono tensioni sopite.
Da quel momento il romanzo accelera, trascinando il lettore dentro una trama dove interessi contrastanti, ostilità, minacce e infine la morte si intrecciano in modo magistrale. Le indagini si sviluppano su due binari: da una parte Larino, silenziosa e sfuggente, popolata da personaggi ambigui; dall’altra Trento, distante e inconsapevole, eppure profondamente legata agli eventi. È qui che Starita dimostra ancora una volta la sua maturità narrativa: il giallo non è mai solo il delitto, ma soprattutto il viaggio dentro le fragilità umane.
Luisa è infatti un giallo psicologico intenso, a tratti disturbante, nel quale il confine tra amore e follia si assottiglia fino quasi a scomparire. La suspense si fonde con le emozioni, le indagini con le relazioni umane, il vero con il verosimile. Ed è proprio questa la cifra stilistica dell’autore molisano: raccontare storie che sembrano poter appartenere a chiunque, trasformando la quotidianità in mistero e la normalità in inquietudine.
Massimo, in questo, possiede un talento autentico nel costruire ambientazioni che respirano. Larino, nei suoi romanzi, non è semplicemente una città: è memoria, identità, malinconia, bellezza e segreto. Il Molise emerge pagina dopo pagina come una terra ancora capace di custodire storie profonde, lontane dai ritmi frenetici del mondo moderno. Una scelta narrativa coraggiosa e vincente, perché rende i suoi romanzi diversi, riconoscibili, profondamente radicati.
Anche la nota con cui l’autore ha annunciato l’uscita del libro restituisce tutta la sensibilità umana che attraversa la sua scrittura. “Ogni giallo insegna che non tutto accade nel momento che immaginiamo. Alcuni incontri devono solo attendere il capitolo giusto”, scrive Starita, spiegando con delicatezza l’impossibilità di presentare il romanzo per motivi personali. Parole semplici ma sincere, che rivelano il legame autentico con i suoi lettori e quella capacità, sempre più rara, di mettere emozione vera dentro ogni storia.
Con Luisa, Massimo Starita conferma dunque il proprio percorso letterario, consolidando uno stile personale dove il giallo si intreccia all’amore, la suspense si confonde con le vite comuni e la fantasia si appoggia continuamente a una realtà possibile, credibile, vicina. Romanzi che nascono da Larino e dal Molise, ma che riescono a parlare a tutti, perché scavano nelle paure, nei desideri e nelle contraddizioni dell’animo umano.



















