PIETRACATELLA. A Pietracatella il dolore ha preso forma nei gesti misurati, nei silenzi ostinati, negli sguardi che evitano di incrociarsi. È un dolore composto, quasi trattenuto per rispetto, ma evidente nei passi rallentati e nelle lacrime che faticano a non scendere. L’intero paese si è raccolto attorno alla perdita di Sara e Antonella, figlia e madre, scomparse a pochi giorni di distanza e diventate simbolo di un lutto che non appartiene più soltanto a una famiglia, ma a un’intera comunità.
Venerdì 9 gennaio, nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, la camera ardente è rimasta aperta per ore. Un flusso continuo e silenzioso di persone ha attraversato la navata: cittadini, amici, parenti, ma soprattutto i compagni di scuola di Sara, entrati uno alla volta, con discrezione, per un ultimo saluto. Davanti alle due bare, una bianca e una marrone, poste fianco a fianco, il tempo sembrava essersi fermato. Nessun rumore, poche parole sussurrate, solo il raccoglimento necessario per fermarsi, guardare, pregare.
La mattina di sabato 10 gennaio ha segnato il momento dell’addio definitivo. La bara bianca di Sara ha aperto il corteo funebre, seguita da quella di Antonella. Il paese ha accompagnato madre e figlia lungo le strade principali in un silenzio compatto, senza clamore, senza gesti eccessivi. I compagni di classe di Sara hanno camminato insieme, stretti l’uno all’altro, mentre Pietracatella intera prendeva parte a un momento destinato a lasciare un segno profondo nella memoria collettiva.
La cerimonia religiosa si è svolta in una chiesa gremita. Commozione e raccoglimento hanno scandito ogni istante del rito, lasciando, al termine, un silenzio sospeso, denso di significato. Un silenzio che racconta una ferita ancora aperta, destinata a restare viva nel tempo.
Durante la funzione ha preso la parola il sindaco Antonio Tomassone. Il suo intervento, pronunciato con voce ferma ma visibilmente segnata dall’emozione, ha rappresentato uno dei momenti più intensi della giornata. Rivolgendosi alla comunità e alla famiglia, ha ricordato Sara come una ragazza di appena quindici anni, piena di energia, capace di andare incontro alla vita senza esitazioni, con una vitalità autentica e contagiosa. Antonella, invece, è stata descritta come una donna riservata e presente, madre, professionista, punto di riferimento silenzioso per la sua famiglia e per chiunque avesse bisogno. «Oggi Pietracatella piange due fiori», ha detto il sindaco, sottolineando come nessuna parola possa colmare un vuoto simile. Eppure, ha aggiunto, Sara e Antonella continueranno a vivere nei ricordi di chi le ha conosciute, nei pensieri improvvisi, nei sorrisi che torneranno a sorprenderci senza preavviso.
Un passaggio particolarmente toccante è stato dedicato ad Alice, chiamata a sostenere gli altri nel momento in cui sarebbe lei ad aver bisogno di conforto. Parole di vicinanza, di promessa, di presenza costante da parte di un’intera comunità che non intende voltarsi dall’altra parte.
Al termine della cerimonia, il corteo si è diretto verso il cimitero. Le due bare sono state sepolte nello stesso settore, come richiesto dalla famiglia. Il silenzio ha accompagnato anche quest’ultimo tratto, interrotto soltanto dai singhiozzi sommessi dei presenti. Nessuna parola avrebbe potuto raccontare fino in fondo il dolore, ma ogni gesto, ogni presenza, ha testimoniato la partecipazione profonda al lutto.
Pietracatella ha vissuto una giornata di dolore collettivo. Sara e Antonella resteranno un ricordo indelebile: due vite spezzate troppo presto, una madre e una figlia unite anche nell’ultimo saluto. Un vuoto che non riguarda solo i familiari, ma l’intero paese e tutto il Molise, oggi accomunati dallo stesso pianto.
Durante la funzione, il parroco don Stefano Fracassi si è rivolto alle amiche di Sara, in lacrime, invitandole a vivere la propria vita nell’amore, così come avrebbe voluto lei. E sulle note di Forever Young, palloncini bianchi e rossi sono stati lasciati volare nel cielo, tra applausi e lacrime, come ultimo, fragile gesto di saluto.


















